Archive for March, 2008

Autogrill. Una storia italiana

Sunday, March 30th, 2008

Che differenza c’è tra autogrill colla lettera minuscola e Autogrill con la A grande? C’è tutta una storia, a fare la differenza. La storia è quella degli autogrill, nati in Italia con il boom economico degli anni ‘50 dall’idea di alcuni imprenditori (Pavesi, Motta, Alemagna) che volevano creare punti vendita per i loro prodotti dolciari e allo stesso tempo suggerire un nuovo stile di vita che veniva dall’America. Con il tempo gli autogrill italiani diventano qualcosa di diverso, massificato, fino ad entrare in crisi negli anni ‘70 ed essere acquisiti e integrati dalla società statale SME. Ai giorni nostri gli autogrill sono usciti dalla crisi e sono una florida multinazionale che incassa più all’estero che in Italia, più negli aeroporti e nelle stazioni che sulle autostrade.Tra citazioni letterarie, pezzi di storia, analisi antropologiche e depliant pubblicitari d’epoca, il libro di Simone Colafranceschi, un saggio di storia, scorre come fosse un romanzo, grazie ai colpi di scena e alle fonti molteplici di un racconto dell’Italia di oggi e di ieri che riconosciamo in ogni pagina.

Dunum. Terra di Palestina

Monday, March 24th, 2008

Fotografie di Luca Tommasini
11-23 aprile 2008

Inaugurazione venerdì 11 aprile ore 19
Ingresso libero

Mostra a cura di Alessandro Bernardini nel quadro di FotoGrafia, Festival Internazionale di Roma 2008.

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Talkin’ China

Monday, March 24th, 2008

giovedì 10 aprile 2008 ore 19
presentazione di

“Talkin’ China” (Manifestolibri, 2008)
con l’autrice Angela Pascucci e la sinologa Maria Rita Masci.

Nei suoi viaggi in Cina Angela Pascucci, inviata del manifesto, discute con diversi intellettuali e protagonisti della società civile i problemi dello sviluppo e della democrazia, del libero mercato e delle disuguaglianze, dei nuovi costumi e delle tradizioni consolidate di una società che si trasforma a ritmi vertiginosi. Dall’avvocato dei dissidenti, al migrante povero che arriva a Pechino. Dagli accademici agli artisti ai nuovi ricchi della city di Shangay. Un ritratto vivace e sorprendente del paese in cui si gioca il futuro del pianeta.

Occupation 101

Monday, March 24th, 2008

documentario di Sufyan e Abdal Omeish (USA/Palestina, 2005, 90′)
lunedì 7 aprile 2008 ore 21
v.o. con sott. it. // ingresso libero
Libreria Caffè Flexi
via Clementina 9 (rione Monti, Roma)

Occupation 101 è un documentario sulle cause storiche del conflitto israelo-palestinese. La vita sotto il controllo militare israeliano, il ruolo degli Stati Uniti nel conflitto e gli elementi che ancora ostacolano il raggiungimento di una pace duratura e giusta. A parlare sono palestinesi, israeliani ed internazionali, giornalisti, attivisti, storici, politici, capi religiosi. Tra questi, Ilan Pappe, Rashid Khalidi, Noam Chomsky, Phyllis Bennis, Jeff Halper, Amira Hass, Dr. Iyad Sarraj, Yael Stien. A cura delle associazioni Per la Pace, Aktivamente, Wael Zwuaiter.

Via di Ripetta 218

Sunday, March 23rd, 2008

sabato 5 aprile ore 19
incontro con Silvia Pingitore
autrice di “Via di Ripetta 218″ (Giulio Perrone Editore, 2008)

Via Ripetta esiste realmente ed esiste anche il n. 218; proprio in quel punto c’è un liceo. Artistico. La città è Roma, l’Italia è quella in cui viviamo, confusa e forse non troppo felice. In questo romanzo si raccontano storie di liceali visti da vicino, niente di oleografico o troppo romantico; niente moto di grossa cilindrata, ma parecchi motorini.

Niente amori eterni ma amori e amorazzi anche molto precari. Queste pagine sono fatte per ridere, per riconoscersi, per stupirsi. Sono fatte per capire, con un ghigno a volte molto caustico, altre perfino malinconico. La scuola vista da dentro sembra un acquario: in cui si muovono da protagoniste o comparse i Professori, l’Orata, Nasello, la preside Squalo, con le loro storie sghembe, con le loro paure e le loro attese, e gli Alunni, tra equazioni che non tornano mai - come le storie d’amore -, qualche bevuta di troppo, i sabato pomeriggio da riempire, le griffe sui pantaloni, il calcio, i segreti.

Silvia Pingitore è nata a Roma nel 1984. Scrive di libri sul Venerdì di Repubblica. Nel 2004 ha vinto il Premio Moravia per un breve racconto su Roma, nel 2006 e nel 2007 il Premio letterario Poche storie. Suoi racconti sono pubblicati in antologie e riviste. Via Ripetta, 218 è il suo primo romanzo.

[da www.dgmag.it]

City of Gods

Sunday, March 23rd, 2008

venerdì 4 aprile ore 18.30
aperitivo cospirativo // sostieni “City of Gods”

E’ uscita l’edizione pocket di City Of Gods: una free free press, 2 volte free perché non solo è a distribuzione gratuita, ma è anche e soprattutto libera per quel che riguarda i contenuti e i modi in cui questi vengono trattati. E’ un giornale ideato e autoprodotto dalle più svariate realtà lavorative, dai precari e le precarie dell’informazione a quelli della telefonia, dagli autotrasportatori ai precari e le precarie dell’università, dai giornalisti precari ai ricercatori altrettanto precari, insieme agli studenti, agli operatori sociali e ai precarizzati dello spettacolo, a chi occupa le case, a chi vive nelle periferie.

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Mal di scuola

Sunday, March 23rd, 2008

Lunedì 31 marzo ore 19
incontro con Marco Imarisio
autore di “Mal di scuola” (BUR, 2008)

Il libro racconta dodici storie di dodici professori: Marco Imarisio, inviato del Corriere della Sera, ha narrato tanti angoli bui dell’Italia, dal G8 di Genova alle morti sul lavoro. Ora ci riporta a scuola: un mondo cambiato, non sempre in meglio, nell’indifferenza e per l’indifferenza degli adulti. Al punto che oggi non si sa a cosa serva la scuola, quella sgarrupata o quella iperrealista trasmessa da YouTube. Ma c’è chi resiste, e chi prepara un futuro diverso.

> leggi la nostra recensione di “Mal di scuola” di Marco Imarisio

Tessalonica Quintet

Saturday, March 22nd, 2008

Sabato 29 marzo ore 19.30
Aperitivo jazz: “A call for a demo(n) - Reloaded”
Ingresso libero

I Tessalonica sono un gruppo jazz formatosi nella Scuola Popolare di Musica di Testaccio. Suonano in vari contesti romani (locali, teatri, librerie, enoteche) modulandosi in diverse formazioni (dal duo al settetto). I concerti alla Libreria Flexi sono l’occasione per registrare dal vivo in quintetto alcuni standard del repertorio jazz. Da qui il titolo del concerto. Il Tessalonica Quintet è composto da

Ruben Rigillo trumpet
Gianluca Sacco bass clarinet
Max Greco guitar
Marco Contessi bass
Fabio Formignani drum

Malù

Saturday, March 22nd, 2008

venerdì 28 marzo ore 19
Inaugurazione: le vignette di M. Raiola e L. Filipponi
La mostra dura fino al 9 aprile

Dalle pagine del Vernacoliere, che ospita regolarmente le loro vignette, dal 28 marzo al 9 aprile il duo Malù espone 30 delle sue irriverenti vignette: satira politica e di costume all’insegna del motto latino “Castigat ridendo mores”. (clicca sull’immagine per ingrandire)

> Guarda le vignette di Malù su Flickr.

Sopralluoghi in Palestina

Thursday, March 20th, 2008

giovedì 27 marzo ore 19
Fotogrammi di un conflitto: 8 film/8 temi

Cortometraggi inediti, una mostra fotografica, suggerimenti di lettura e un buffet palestinese per presentare il cineforum sul conflitto in Israele/Palestina (dal 7 aprile, ogni lunedì alle 21). Un percorso cinematografico su Palestina e Israele attraverso la storia, i popoli, il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza. A cura delle associazioni Assopace, Aktivamente, Wael Zwuaiter (clicca sull’immagine per ingrandirla).

 

Di seguito il programma delle proiezioni:

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Libri: le novità al Flexi (marzo)

Thursday, March 13th, 2008

Alcune delle novità che trovate alla Libreria Flexi:

NARRATIVA ITALIANA
L’ultimo romanzo di Camilleri (”Il tailleur grigio”, Mondadori) affronta la storia di un funzionario di banca in pensione che indaga sulla moglie e sul suo tailleur. La moglie de “Il marito muto” di Claudio Castellani (Marco Tropea editore) invece è coinvolta in
un’organizzazione terrorista. Con “Collodoro” (Adelphi) Salvatore Niffoi ci porta dentro le ragioni e le non ragioni delle discariche, e nel business illegale dei rifiuti si tuffano anche i Wu Ming con il racconto lungo “Previsioni del tempo” (Verde Nero), mentre Silvia Di
Natale
con “Vicolo verde” (Feltrinelli) ci racconta una donna che si trasferisce in Germania e ripensa alla propria vita. Ci porta in Svizzera invece Andrea Fazioli col suo “L’uomo senza casa” (Guanda), dove si dipana un giallo con protagonista l’investigatore privato Elia Contini. Di Camilleri in libreria anche “Il colore del sole”, appena uscito in edizione economica, in cui il giallo si mescola all’arte, a causa di una lettera di Caravaggio.

NARRATIVA STRANIERA
L’ultimo romanzo di Murakami Haruki (”Kafka sulla spiaggia”) racconta un viaggio da Tokyo verso il sud del Giappone, mentro “Fuoco amico” (ultimo romanzo di Yehoshua) indaga fra le contraddizioni di Israele, paese perennemente in guerra.
Da Lansdale uno dei suoi ultimi lavori usciti per Einaudi: “La notte del drive in 3 - gita per turisti”.

NOIR
Oltre alle ultime novità della casa editrice “Verde nero” (il già citato “Previsioni del tempo” di Wu Ming, “I dannati di Malva” di Licia Troisi e Loriano Macchiavelli con “Sequenze di memoria”) è in libreria il bestseller (in Germania) “La fattoria del diavolo” di Andrea Maria Schenkel.

LIBRI AL CINEMA
In libreria i libri che hanno ispirato alcuni tra i film che stanno sbancando il botteghino: da “Non è un paese per vecchi” (Einaudi) di Cormac McCarthy, da cui è tratto l’ultimo film dei fratelli Cohen nell’arido sud americano, a “Persepolis” (il romanzo a fumetti sull’Iran di Marjane Satrapi ora diventato un lungometraggio) e a “Vista d’interni” (Manni, 2003), l’autobiografia di Antonio Perrone, criminale salentino, interpretato al cinema da Claudio Santamaria in “Fine pena mai”.

SAGGI
Per interpretare il mondo in cui viviamo in libreria trovate, oltre a “Paura liquida” di Bauman (Laterza), che ci guida all’interno del terrore quotidiano della nostra società, anche l’ultima raccolta di saggi di Slavoj Zizek (”Distanza di sicurezza”, manifesto libri), che - miscelando come sempre filosofia, psicologia e antropologia - interpreta il presente.
Due libri appena usciti ci parlano della Cina. “Talkin’ China” di Angela Pascucci indaga sulla Cina reale, intervistando persone di varia provenienza. D’altro canto Giovanni Arrighi esplora il conflitto mondiale a distanza tra Stati Uniti e Cina, cercando di prospettare il futuro prossimo, aiutandosi con le categorie dell’economista del ‘700
Adam Smith (”Adam Smith a Pechino”, Feltrinelli).
Sulla scuola due saggi. Uno è quello di Marco Imarisio, giornalista, e si intitola “Mal di scuola”. Ne trovate la recensione su questo sito e verrà presentato il prossimo 31 marzo al Flexi. L’altro è il bestseller di Daniel Pennac, che racconta i suoi contrastati anni da studente, prima di diventare a sua volta insegnante, con “Diario di scuola”.
Gli anni ‘60 e ‘70 sono sempre di moda. Al Flexi trovate alcune novità: il saggio sul ‘68 di Franco Piperno e un saggio divertente sugli anni ‘70 uscito l’anno scorso, nonché il romanzo-inchiesta su Piazza Fontana (”Una tragedia negata”) di Demetrio Paolin (Il Maestrale) e il fumetto del “Commissario spada” proprio sugli “anni di piombo”.
Con “L’amore che non si può dire” (ISBN) Brian Whitaker viaggia alla ricerca della “tolleranza reale” nei paesi del medioriente verso l’omosessualità, scoprendo alcune cose che non si aspettava.
E’ sull’Italia la ricerca di Simone Colafranceschi (”Autogrill, una storia italiana”), che racconta le trasfromazioni sociali attraverso la storia dell’autogrill, non-luogo per eccellenza.
I Balcani sono sempre al centro della cronaca internazionale. In libreria trovate sull’argomento il “non-romanzo totale” di Babsi Jones “Sappiano le mie parole di sangue” (Rizzoli), il saggio “Le guerre jugoslave 1991-1999″ di Joze Pirjevec (Einaudi) e “Infiniti Balcani” di Fernando Gentilini (Pendragon), ma anche l’agile “Storia dei Balcani” di Edgar Hosch (il Mulino) e la storia a fumetti su Sarajevo di Joe Sacco (”Neven”).
Infine, nella sezione sul lavoro, troviamo l’autore del verissimo “Volevo solo vendere la pizza” Luigi Furini. Stavolta racconta con “Volevo solo lavorare” le storie di cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro e costretti ad arrabattarsi per sopravvivere con dignità.

Primi tre mesi: la classifica

Thursday, March 13th, 2008

I libri più venduti al Flexi (13 dicembre- 13 marzo):

1) Cristiano De Majo e Fabio Viola - Italia 2. Viaggio nel paese che abbiamo inventato (new entry)
2) Simone Turchetti - Il caso Pontecorvo (↓)
3) Alessandro Bertante - Contro il ‘68 (↓)
4) Marco Damilano, Mariagrazia Gerina, Fabio Martini - Veltroni il piccolo principe (↑)
5) Agota Kristof - La trilogia della città di K (↓)
6) Cristiano De Majo e Francesco Longo - Vita di Isaia Carter, Avatar (new entry)
7) Gianrico + Francesco Carofiglio - Cacciatori nelle tenebre (-)
8) Gianrico Carofiglio - Ragionevoli dubbi (-)
9) Marjane Satrapi - Taglia e cuci (-)
10) Valeria Parrella - Lo spazio bianco (-)

Walter Benjamin a Leonia. Per una filosofia delle rovine e della monnezza - 2

Wednesday, March 12th, 2008

di G. De Michele
AngelusNovus.jpgLo storico agisce in favore di un tempo in cui le rovine non si accumulano infinitamente sotto la tempesta del progresso, ma vengono ricomposte e riscattate.

Walter Benjamin a Leonia. Per una filosofia delle rovine e della monnezza - 1

Wednesday, March 12th, 2008

di G. De Michele
immondizia_via_leonida.jpg L’apparizione dell’Angelus Novus introduce la questione: “cosa fare delle rovine?” E chi deve prendersi cura delle rovine, posto che l’Angelo vorrebbe, ma non ne ha la possibilità?

Agamben: CHE COS’E’ UN DISPOSITIVO?

Wednesday, March 12th, 2008

di I. Domanin
agambendispositivomini.jpgNel piccolo e densissimo scritto Che cos’è un dispositivo Agamben prova a fare dei passi in avanti rispetto alle analisi di Foucault verso la comprensione delle trasformazioni attuali dell’esercizio del potere nel contesto della società dell’informazione.

Flavio Soriga: SARDINIA BLUES

Wednesday, March 12th, 2008

di G. Bavagnoli
sorigacovermini.jpgSardinia Blues va letto come grande “affresco bukovskiano” dell’isola appartenente alla letteratura sarda prima che italiana. Alle sue spalle non si può infatti eliminare l’apporto straordinario del genio letterario di Sergio Atzeni…

Sulla necessità del romanzo storico per la vita della mente

Wednesday, March 12th, 2008

di G. De Michele
wallenstein.jpg Un romanzo come Magdeburg ci dice con più chiarezza di un saggio storico che oggi viviamo in una Guerra dei Trent’anni globale, perché in fondo non ne eravamo mai usciti.

Gauss: I MANGIACANI DI SVINIA

Wednesday, March 12th, 2008

di A. Prunetti
sviniamini.jpgGauss combatte sia gli stereotipi negativi sui rom (e ce n’è bisogno, visto che sono rinfocolati ad arte da un basso giornalismo sprezzante che soffia sul fuoco dell’antiziganismo), sia gli stereotipi positivi (i rom figli del vento, tutti grandi musicisti, etc), così lontani da una realtà che è tragica…

Tana per la bambina con i capelli ad ombrellone

Tuesday, March 11th, 2008

Recensione di Wu Ming 1 a “Tana per la bambina con i capelli ad ombrellone” di Monica Viola (da l’Unità) > il sito del libro

Forse, alla buon’ora, volge al termine l’epoca in cui editori stolti si rifiutavano di pubblicare un libro nel caso questo fosse già scaricabile in rete, come se il download, anziché favorirle, potesse interferire con le vendite in libreria (antica credenza oscurantistica, ancora presente nelle énclaves più arretrate dell’industria culturale). La casistica dei dinieghi è più ricca e variegata di quel che si potrebbe pensare, tra i libri a farne le spese anche opere pregevoli, come Eroina di Lello Voce (in seguito riedito all’interno de Il Cristo elettrico, No Reply, 2006).
Tuttavia, non siamo qui per mettere alla gogna chi non sa fare il proprio lavoro: la lunghezza della gogna eccederebbe quella della Penisola. No, siamo qui per segnalare gli esiti di un progetto, Vibrisselibri, avviato nel 2006 dallo scrittore Giulio Mozzi, progetto che scommetteva su un percorso a tre tappe: scoperta di nuovi autori e libri; pubblicazione e valorizzazione in rete; ricerca di editori disposti a proporli su carta con tutti i crismi e le garanzie. Una sfida all’industria del libro, un invito a tirar fuori gli attributi.
Bene, la ruota gira nel verso giusto, la sfida viene raccolta. Per il piccolo e intenso bildungsroman di Monica Viola - fra i primissimi titoli pubblicati on line - si è fatta avanti la Rizzoli, e ora eccolo qui, Tana per la bambina con i capelli a ombrellone.
Si è già scritto molto di questa cavalcata lungo l’infanzia e l’adolescenza di una ragazza romana, dalla fine degli anni Sessanta alla prima metà degli Ottanta. Una bambina in perenne carenza d’affetto, che iper-compensa il sentirsi inferiore a suon di invadenze e impacciati protagonismi. Non a caso il suo nomignolo è “Appiccicume”. In diversi hanno posato l’accento sulle violenze al corpo e all’anima, sull’incesto e gli abusi sessuali, sul tessuto cicatriziale lasciato da quelle esperienze. Sono pagine forti, quelle in cui Appiccicume - profilo incerto tra Lolita e anatroccolo - è sballottata tra i pompini ai fratelli maggiori e gli sbotti di collera di un padre inadeguato a tutto, sotto i radar malfunzionanti di una madre che ha troppi figli e di una nonna materna chiusa in un sarcofago di sordità e ricordi esotici (personaggio bellissimo, quest’ultimo).
Altri sguardi sul libro hanno messo a fuoco il fondale che incombe - e sovente precipita - sulla storia: l’Italia del boom che finisce, dell’austerity che arriva, della politica che diviene feroce (e a un certo punto fischiano proiettili e muore pure qualche amico), dei branchi di fascisti modello Circeo o, secondo alcuni (e a dire dello stesso Pino Pelosi), modello Idroscalo di Ostia.
Tutto vero, c’è questo e c’è quello. C’è la deflorazione a opera di un fratello maggiore (con fatalistico consenso e torpida iniziativa di Appiccicume) e c’è l’attentato neo-fascista al magistrato Vittorio Occorsio, 10 luglio del ‘76. C’è lo stupro di gruppo sfiorato per un pelo e c’è l’assassinio da parte dei NAR di un giovane militante di Terza Posizione accusato di essere un “infame” (episodio di una faida interna alla destra armata, speculare ad altre faide in corso a sinistra, nelle carceri speciali).
C’è anche molto altro, però. Ad esempio, c’è un frizzante compendio di etologia umana, che farebbe la gioia del compianto Konrad Lorenz e dialoga a distanza con certe pagine su amore e odio scritte da Irenäus Eibl-Eibesfeldt. La bambina coi capelli a ombrellone descrive “da dentro” comportamenti che mai come nell’adolescenza si mostrano leggibili: indica strategie di sopravvivenza e adattamento dell’individuo a branchi (gruppi di amici) soggetti a rapidi mutamenti, e racconta le inquiete ritualizzazioni tipiche dell’adolescenza. Da ragazzi si ritualizza la fuga (ci si allontana per essere inseguiti, tanto nelle fughe da casa quanto nella “civetteria” dei flirt e dei corteggiamenti, fino all’estremo di appariscenti tentativi di suicidio per chiamare l’attenzione) e si ritualizza l’aggressività (è il periodo della vita in cui assumono massima importanza il “piumaggio” acceso del singolo e i “colori di guerra” del gruppo).
La parte più toccante del libro è la lenta, tenace risalita della protagonista, che supera traumi e problemi facendo lo slalom tra perdite gravi (agonia e morte della madre) e conquiste che, realizzandosi, la svuotano. L’affannato e tremulo assedio a Marco (anzi, MARCO, tutto maiuscolo), il grande oggetto d’amore, sfocia in una vittoria, ma già due capitoli dopo Appiccicume scrive: “Ora che l’ho acquisito, l’ho anche consumato un po’. E’ la mia sicurezza ma da quando ho portato a casa il punto ho perso motivazione. E’ la pillola salvavita ma non mi basta più, voglio oltre, devo oltre”.
Tale “oltre” finirà per collocarsi, almeno per qualche tempo, a Londra, la Londra dei languori New Romantic, degli Spandau Ballet e - specialmente - dei Duran Duran. 1983-85, la nuova ragione di vita è incontrare e conquistare John Taylor, bassista bel-tenebroso della band di Girls on Film.
Per implausibile che possa sembrare, questo capriccio frivolo, quest’ultima mattana, è il culmine del processo di emancipazione. La bambina coi capelli a ombrellone, tra bruschi scarti e paradossi, si è allontanata dalla tana. Altre la guardano, lei sorride, alza le spalle e indica la via. Tana libera tutti!

Domenica 16 marzo: TekAperitif / aria II

Tuesday, March 11th, 2008

Per sostenere l’edizione 2008 del Tekfestival, prosegue la campagna annuale “Sostieni le tue visioni”, attraverso la quale potete diventare soci sostenitori del festival. Sottoscrivete la CartaTek da 30 euro (20 euro per chi rinnova): l’adesione alla campagna dà diritto al catalogo e a sconti per l’ingresso al festival. Inoltre, tutti i soci avranno in omaggio un DVD a sorpresa selezionato tra i lavori più belli delle scorse edizioni. Per trovare la Carta-Tek vi invitiamo a:

TEKAPERITIF - SINFONIA IN TRE ARIE
Seconda aria: domenica 16 marzo h18.00 > 22.00

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Il catalogo non è questo: l’invisibile violenza

Monday, March 10th, 2008

di Giuseppe Genna (da Carmillaonline.com)

Incominciamo con il richiamare un dato, rivelato dagli autori stessi: i Wu Ming, nel 2007, hanno venduto un terzo di tutti i libri venduti da quando hanno iniziato a pubblicare. Questa “operazione trasparenza” ha motivazioni che, al solito, non hanno nulla di narcisistico, poiché la stessa politica e poetica del collettivo costringe a un enorme lavoro di eliminazione delle tracce narcisistiche. Se si legge l’articolo di Wu Ming sulle proprie vendite, ci si renderà conto che entrano in gioco considerazioni che si fanno politiche e che sono tali anzitutto perché, oggi, il politico è una modalità di assenso, variazione, sovvertimento o negazione del rapporto con il cosiddetto mercato, e di definizione di cosa sia infine il mercato: il mercato sono persone. Ciò detto, vorrei appuntare l’attenzione su un fatto grave che l’industria culturale sta sottacendo, praticando uno sterminio mnemonico in nome proprio di un’errata concezione del mercato: è la distruzione dei cataloghi, è lo sfoltimento dei tascabili. Qui è in gioco una battaglia politica che coincide con quella letteraria e a nome dei redattori di Carmilla tutti, che credo condividano l’analisi che sto per fare, viene qui annunciata la strategia che ci vedrà partecipi, in quanto autori, di questa lotta.

Il teratomercato
Cosa sta succedendo? Che è arrivato, rombando, il gigantismo delle tirature e la richiesta di aumentare la liquidità, cioè il saldo, nelle maggiori case editrici. Si dichiarano vendite stratosferiche false - ma ora non basta più. Bisogna fare soldi, non basta più aumentare il giro di soldi e fare budget, è necessario invece che lo sviluppo sia convertibile all’istante in tassi di guadagno. Gli editori non lo dicono, piangono sulla sorte maledetta che sembra farli operare nelle ristrettezze mercantili del giro editoriale espresso dal Botswana (nazione che tra l’altro, in termini di PIL, ci ha scavalcato nella classifica mondiale).
Si tratta di una menzogna.
In realtà, quello italiano è il sesto mercato al mondo. Mentre rischiamo di scivolare fuori dal G8 (e sarebbe l’ora, sia perché non siamo tra le otto nazioni che devono decidere le sorti economiche del pianeta, sia perché si tratta di un’associazione criminale interstatale), siamo abbondamente nel G8 della lettura. O, perlomeno, della vendita dei libri. Ma agli editori non basta. Si richiede più sviluppo.
Si ignora, ovviamente, ogni investimento a lungo termine: gli editori non organizzano politiche culturali o di acculturazione, eventi pedagogici o militanza educativa, e si accontentano di fiere e festival allestiti da terzi che poi, con sapido gigantismo, vanno a occupare. Occupano con libri dalla tiratura obbrobriosa. E’ un fenomeno degli ultimi anni, mai riscontrato prima. Il bestseller, in cui peraltro bisogna includere fior di letteratura come dimostra Stephen King, diventa una sorta di superfetazione di ciò che già era prima: il gigante si fa titano incommensurabile. Le tirature si alzano in maniera imbarazzante. Vanno taciuti i bagni di sangue che questa politica editoriale folle ha comportato - guai a parlare di cifre. Spinti dal processo che posso definire di “mckinseyizzazione” del prodotto (poiché tale per l’editoria è il libro), si cerca a ogni anno uno sviluppo rispetto all’anno precedente. Si tenta di mungere più latte, sempre più latte, mentre non si dà abbastanza foraggio al bovino (l’editoria di massa considera i lettori di massa bovinidi).
Questa smisurata crescita spinge alla disperazione gli operatori culturali stessi. Se la Rowling non fa un altro Harry Potter, sono guai. Dove trovare uno che ti fa un milione di copie come Saviano? E Moccia regge? Si assiste a una scelleratissima campagna di rialzi delle tirature, con conseguente invasione delle librerie. Le quali, au coté Feltrinelli, sono ben liete di e organizzate per accogliere le pile dei titoli su cui le case editrici puntano per fare liquidità. In questa prospettiva, la centralizzazione degli ordini delle Librerie Feltrinelli ha dato la stura e non è andata a confliggere con una politica del rialzo. Si tratta semplicemente di essere presenti in libreria. Se quattro gruppi editoriali eiettano contemporaneamente titoli con tirature da due o trecentomila copie, a farne le spese sono i titoli che vengono tirati in cinquemila, anche in diecimila copie.
Ovviamente, questo teratomercato ha la sua brava componente di condizionamento collettivo - fenomeni che diventano macrofenomeni, grazie all’ubiquità dei nomi e dei titoli su cui, in una tragica roulette, si punta, a dispetto della media e piccola editoria, che viene scalzata.
Che fine fanno poi quei titoli da macrotiratura? Non si depositano. Vendono poco, a distanza di dieci anni. E’ qui che s’inizia la battaglia annunciata: quella della costruzione di un autore, della sua backlist e in generale del catalogo.

Eliminazione fisica
Ho collaborato, qualche tempo fa, con un grande editore, che dispone di un abnorme catalogo di titoli - quasi tutto lo scibile umanistico, che da lunga data forma generazioni e generazioni. Per mesi ho assistito al taglio di titoli che vendevano solo un centinaio di copie e un centinaio di copie non erano sufficienti a garantirne la vita. In quel caso, a decidere della sopravvivenza in catalogo di un titolo o di un autore (e parlo, che so?, di Lucrezio, Lucano, Senofonte: nomi così, da poco…) era non la direzione editoriale, ma i responsabili del marketing. Un’abominevole mancanza di sensibilità quanto al mercato.
Quando Pavese pubblicò La bella estate, nel 1949, vendette circa seicento copie. Passano sessant’anni e ancora La bella estate vende: quanto ha venduto in tutto questo frattempo? Uno sproposito, rispetto alle grandi tirature dell’oggi. E i titoli dell’oggi, quanto avranno venduto nei prossimi sessant’anni? L’accelerazione, che è una delle cifre della mckinseyizzazione dell’editoria (e della mckinseyizzazione in generale, con la sua idolatria dello sviluppo indiscriminato, di cui Corrado Passera è attualmente in Italia il più brillante portabandiera), non consente minimamente di pensare all’editoria in tempi lunghi. Non è dalla struttura editoriale o dall’industria culturale in genere che possiamo attenderci una virata, nonostante l’esempio sia sotto gli occhi di tutti: Repubblica esce con libri in allegato e Faulkner è acquistato da seicentomila persone. Faulkner, non Muccino.
L’eliminazione costante e progressiva dei titoli è un segnale d’allarme per chi crea opere nel presente. Il fatto, a mio avviso sciagurato, che un libro fondamentale come Lezioni di tenebra di Helena Janeczek non venga proposto in catalogo, cioè nei tascabili, la dice lunga sulla storicizzazione a cui sta per venire sottoposto il nostro presente.
E’ dunque dagli autori contemporanei che si deve attendere una forma di scrittura che duri, non solo nella tradizione ma anche nelle vendite, perché colpisce nella resa letteraria, e quindi nella memoria. Ciò che i Wu Ming esplicano con i loro dati è il salvataggio di sé e di altri nel catalogo.
Dal bestseller al longseller: bisogna combattere sul piano stesso del mercato, che, se chiamato così, “mercato”, pare un’ipertrofica entità astratta capricciosa e dittatoriale e anche un po’ idiota, mentre di fatto stiamo parlando di una comunità di persone che devono essere libere di scegliere i riferimenti che incarnano il loro immaginario e la quantità di futuro che i testi tendono a irradiare.

Assalto a un testo devastato e vile
In tutto ciò non ha alcun senso rammaricarsi o piagnucolare sulla qualità dei bestseller. La letteratura popolare è sempre esistita e spesso non è stata canonizzata nella tradizione. Non ha alcun senso prendersela con Faletti o con l’editore di Faletti perché vende cifre astronomiche del suo thriller. Questo è soltanto un piano del confronto e non è su quel piano che va condotta la battaglia.
La battaglia si conduce su due Waterloo, sperando di non essere Napoleone.
Anzitutto, il conflitto è interno all’autore. Va assaltato un testo che cede all’idea di autocensura in nome della leggibilità, quale monomandatario che permetterebbe al testo stesso di inserirsi nel vettore unico della vendibilità. Bisogna inserire autenticità, scavo di sé e ricerca nei saperi, complessità e teoria della letteratura, studi e intuizioni, suggestioni e allucinazioni - elementi che offrano la resistenza su cui si fonda la possibilità che la lettura si trasformi in incanto. Se non esiste questa resistenza, questa difficoltà da superare, questa complessità interna al libro, siamo al livello dello zapping: il lettore non accede all’incanto, accede allo svuotamento di sé, all’alleggerimento di se stesso, del peso che dà la vita alienante che la contemporaneità impone a chiunque - l’alienazione è questo svuotamento e il sapere diverrebbe non la medicina contro l’alienazione, bensì il secondo grado dell’alienazione stessa.
E’ da riflettere sul fatto che la scrittura su computer emendi la possibilità di conservare le varianti - bisogna assolutamente mantenere la possibilità di mostrare errori, per comprendere come il meccanismo del testo si è fatto. I Wu Ming hanno reso disponibili le registrazioni audio delle loro sedute di brainstorming. Io stesso, quando ho deciso di saltare l’editoria tradizionale e di pubblicare in cartaceo solo su Rete, ho mantenuto tutti i refusi della prima stesura e, nella versione digitale del testo, li ho ipertestualizzati. Lì si ravvedono i nodi della costruzione artigianale, che a volte scioglie la resistenza interna del testo e a volte invece la intensifica. Un simile lavoro è emblematico: non soltanto permette una critica, anche filologica, della letteratura contemporanea, ma denuncia l’autocensura in vista della leggibilità che le cancellazioni di Word rendono implicita. C’è un’interiorizzazione dell’autocensura che è direttamente proporzionale al pensiero sul lettore: l’autore che ossessivamente scrive e corregge pensando che il lettore in quel punto non capirebbe, o che l’editore storcerebbe il naso.
Qui si apre al secondo punto: bisogna resistere all’editore. Se si è consapevoli delle proprie intenzioni e si è maturi artigianalmente, il testo va difeso dagli emendamenti proposti dall’editore, che concernono quasi sempre zone di non leggibilità, ripetizioni e iterazioni volute, linguaggio che tende al poetico, involuzioni, strutture non compatibili con la linearità. E’ certo che si necessita di uno sguardo altro, perché è fondamentale comprendere che l’esito letterario non coincide con le intenzioni dell’autore - ma bisogna scegliersi gli interlocutori. Bisogna che gli intrlocutori editoriali comprendano e le intenzioni autoriali e le intenzioni di chi legge. In breve: bisogna dare da se stessi, in quanto autori, l’assalto a un testo che sarebbe vile in quanto reso piatto da un’autocensura ormai automatica e funebre, e che sarebbe devastato perché sarebbe seguìto come un’ombra da un testo primo fantasmatico che è stato emendato, semplificato.

Colpirne cento per educarne diecimila
Il secondo piano su cui va combattuta la battaglia per l’esistenza di un catalogo è la pedagogia - cioè l’attività di esposizione non di se stessi, ma della cosa stessa del testo, della complessità letteraria di cui si è portatori in tempi di kamikaze della semplificazione. Questo significa che bisogna impegnarsi contemporaneamente su più livelli, anche comunicativi basali, per rendere nota la complessità che governa la costruzione di un testo. E’ un’operazione assai faticosa e difficoltosa da compiersi. Richiede dispendio di energie e un fondamentale lavoro sull’abbattimento dell’”io”. Questa pedagogia deve essere infatti compiuta principalmente a favore sì dei propri testi ma soprattutto a favore non di se stessi, bensì dei propri contemporanei, che si stimano e in cui si riconosce la possibilità di un’interlocuzione. Non ha più senso parlare di manifesti di poetica comune - è chiaro che esiste una poetica comune larghissima, condotta secondo declinazioni differenti. Si può prendere il romanzo storico: accade che molti autori contemporanei lo utilizzino in senso allegorico e allucinatorio. Ciò significa che una parte dell’oggi sta esprimendo una poetica. Questa poetica sottintende una complessità, a cui si giunge attraverso formazioni che variano da autore ad autore. E’ fondamentale che esista l’analisi e l’esposizione dei meccanismi che un autore riconosce in un altro, magari sbagliando e deformando, ma mettendo in luce elementi che risultino educativi rispetto al vero nemico dell’umano in questo tempo, che è l’ideologia ispirazionista o casualista, il folklorismo della pagina di Word bianca in cui dovrebbero piovere idee originali formatesi chissà dove e chissà come. E’ questa specie di misinterpretazione ignorante di un lascito romantico, cioè l’ispirazionismo, che ormai è saldata con il veicolo unico della leggibilità o della supposta brillantezza, del “tutto è un gioco linguistico”, di cui patetici esempi costituiscono lasciti che invece sono veraci: quelli della Neoavanguardia.

La Waterloo del Presente Semplificato: il longseller
La comunicazione emblematica che Wu Ming ci dà nella sua pagina sulle vendite della propria backlist mette in luce che un freno alla distruzione del catalogo passa proprio per la costruzione di un’opera che, senza dismettere l’ambizione a divenire bestseller (ma evitando ogni compromesso con il veicolo unico della vendibilità tramite semplificazione), diviene naturalmente un longseller. In Italia c’è un manipolo di autori i cui dati di vendita non raggiungono forse quelli da sbigottimento dichiarati dai WM, ma che sono inscritti nella medesima traccia: il passaggio in tascabile crea una backlist che si arricchisce di anno in anno, dà una identità precisa allo sviluppo del percorso dell’autore stesso, permette la ripresa di una critica comparatistica e filologica, fa restare a disposizione della comunità una complessità di motivi, suggestioni, intercettazioni di universali che il tempo, in quanto galantuomo, riconoscerà.
Poiché questa è la verità finale, simbolica ma anche pratica: la nostra industria culturale lotta contro il tempo, ma non nel modo in cui la lotta contro il tempo è pensata dall’umanismo (cioè come lotta contro l’erosione della memoria e la persistenza di ciò che è complesso).
Il catalogo non è questo che viene mostrato nelle pochette editoriali. Il catalogo è altro. Su questa alterità si gioca una sfida che è l’avanguardia di un’altra imponente guerra: quella per la preservazione e l’evoluzione dell’umano contro i sostenitori di un meccanicismo cieco, imbelle, smemorato e votato al suicidio e all’omicidio della specie.

Fuori dai confini

Sunday, March 9th, 2008

mostra personale di Carlo Barozzi

fino al 21 marzo
libreria caffè Flexi, via Clementina, 9
rione Monti // Roma

I colori, come le emozioni che esprimono, si mischiano tra loro contrastandosi, scavalcandosi, incidendosi, quasi lottando. E con l’inserimento di oggetti apparentemente estranei, le emozioni arrivano ancora più vicine: taglienti, morbide, annacquate o movimentate. Richiamano l’osservatore a volte discretamente, chiedendogli di scoprirle, a volte in modo impellente (clicca sull’immagine per ingrandire).

Le opere di Carlo Barozzi su flickr

Domenica 9 marzo “Il mago di Oz”

Sunday, March 9th, 2008

Domenica 9 marzo, ore 16:30

Teatro Pantegano

presenta

Il meraviglioso mago di Oz

libero adattamento teatrale da Il mago di Oz di L. Frank Baum

… allora accadde una cosa straordinaria. La casa turbinò nell’aria due o tre volte, poi vi si librò tranquilla. A Dorothy pareva di fare un viaggio in pallone..

“…La moderna educazione include l’insegnamento morale, per cui il bambino moderno cerca nei suoi racconti straordinari soltanto lo svago e fa con piacere ameno di tutti gli episodi sgradevoli.

Con questo pensiero ben presente in mente, ho scritto la storia del Meraviglioso Mago di Oz, solo con l’intento di far piacere ai bambini di oggi. Esso aspira ad essere una fiaba modernizzata nella quale sono stati conservati la meraviglia e la gioia e sono stati eliminati angosce ed incubi”

L. FRANK BAUM

Chicago, aprile 1900

I bambini verranno coinvolti attraverso musiche dal vivo e interazione con loro, nel coinvolgente mondo di Oz con i suoi stravaganti personaggi che accompagneranno il pubblico dei più piccoli al centro di una storia straordinaria piena di delicatezza e candore, ma anche di semplicità e concretezza.

Con: Valentina Baragli, Daniele Di Pierro, Erika Manni, Gioia Salvatori

Tecnica: Attori

Durata: 50 minuti

Età consigliata: scuola materna e primo ciclo delle elementari

www.teatropantegano.com

Mal di scuola

Saturday, March 8th, 2008

Marco Imarisio, autore di “Mal di scuola” (BUR, 2007, 191 pp.) è un bravo cronista del Corriere della Sera. Si occupa per lo più di vicende scabrose come il G8 di Genova. Stupisce dunque che scriva di scuola: è un argomento che le cronache evitano accuratamente, ed è riaffiorato solo grazie a YouTube per qualche mese. Per il resto, scuola vuol dire sindacalese, pedagogia che cade sempre più nel vuoto, riforme di cui non si tiene più il conto e di cui non si tiene più conto. Imarisio spiega benissimo perché, raccontando 12 professori e professoresse: le riforme non si fanno per rispondere alle esigenze della scuola, ma per necessità dettate da altri.

Certo, la scuola non può vivere separata dalla società, dalle esigenze delle famiglie o del mondo del lavoro. Ma se le si sottrae centralità, si avvia un circolo vizioso difficile da arrestare. Meno centralità ha la scuola, meno essa è in grado di trasmettere riferimenti culturali comuni da una generazione all’altra, e una società culturalmente disgregata nella scuola pubblica investe ancor meno. Vale per la destra privatizzatrice e anche per la sinistra infarcita di postmodernità, di “pluralità delle agenzie educative”, di “formazione informale” o “permanente”, che non vuole vedere che in Italia questi sono solo miraggi visti da lontanissimo.

Non è più chiaro a cosa serva la scuola. Così come non è più chiaro a cosa servano l’università, la sanità, gli altri servizi pubblici in Italia, che tutti vorrebbero privatizzare. La scuola pubblica e il “sistema paese” sono andati d’accordo per decenni: dall’Italia rurale degli anni 40 a quella post-industriale di oggi, persino gli imprenditori più straccioni riconoscevano la necessità di avere lavoratori che almeno sapessero leggere e non portassero la tubercolosi in fabbrica. Ora quella mobilità sociale si è arrestata: la transizione è compiuta. Di giovani qualificati ora ce ne sono pure troppi, per l’Italia di Gomorra e dei call center. La scuola non può limitarsi ad accompagnare i mutamenti della società perché, se fosse per i mutamenti, potrebbe anche chiudere. Essa deve dunque riacquisire una capacità critica, contro o attraverso i mutamenti sociali che la circondano per influenzarli, perché qualcuno ne riconosca il valore e la difenda. A costo di essere scomoda e di non seguire i decaloghi confindustriali. Imarisio, in “Mal di scuola” ci fa incontrare dodici professori che, abbandonati da ministri e “education manager”, scomodi non hanno mai smesso di esserlo.

Sabato 15 marzo: Circolo di lettura

Saturday, March 8th, 2008

Sabato 15 marzo alle ore 18 alla libreria caffè Flexi si riunisce il circolo di lettura, per leggere e discutere insieme dei libri che vengono scelti di volta in volta. Questo appuntamento è dedicato a “La sovrana lettrice” di Alan Bennett (Adelphi). Non è indispensabile, ma per partecipare è meglio averlo letto.

Nell’appuntamento successivo, che verrà deciso sabato, si discuterà di “La rilegatrice dei libri proibiti” di Belinda Starling (Neri Pozza). Se volete ordinarlo, scrivete a info@libreriaflexi.it.

Siamo a Roma, in via Clementina 9 al rione Monti.
Aperto da mercoledì a domenica dalle 18 alle 24.
Il venerdì e il sabato fino all'una. Chiuso il lunedì e il martedì.
06 489 132 54 - info@libreriaflexi.it
Come arrivare e informazioni sulla ZTL del Rione Monti.

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