Per il Manifesto
Wednesday, December 31st, 2008
Gruppo di Lettura
Si parla di “Pancetta” di Paolo Nori (ed. Feltrinelli)
Il gruppo di lettura si sta prendendo una pausa dai romanzi “ultime uscite” e ha deciso di buttare lo sguardo un po’ indietro nel tempo. Ecco quindi che il prossimo incontro di sabato 31 gennaio è dedicato al romanzo di Paolo Nori “Pancetta” (ed. Feltrinelli). Questa volta la scelta è caduta su un libro veramente diverso da tutti gli altri della nostra “biblioteca”, un romanzo-auto-biografico nel quale si intersecano tre diversi piani narrativi: il viaggio dell’autore in Russia alla ricerca di materiale per un documentario, le avventure di due studenti che a San Pietroburgo nel 1912 sognano di diventare poeti futuristi e la vita del poeta Chlebnikov. Insomma non sarà una passeggiata commentare quest’opera così frastagliata, abbiamo bisogno di rinforzi. Amanti della letteratura russa, di poesia, di Chlebnikov o di Paolo Nori, accorrete numerosi!
Inoltre durante l’incontro la nostra amica Claudia ci offrirà un approfondimento sugli scritti giovanili di Jane Austen.
Il libro scelto per il prossimo incontro è “La storia infinita” di Michael Ende (ed. TEA).
I nostri incontri sono aperti a tutti, anche a chi non ha ancora letto il libro che proponiamo. Per avere informazioni o comunicare la vostra adesione al gruppo di lettura, potete scrivere all’indirizzo e-mail falpa69@libero.it.
“Il desiderio non è una cosa semplice”
reading sul desiderio negli scritti di Jacques Lacan
a cura di PsicopompoTeatro
e di Jonas Onlus
voce
Luisa Merloni e Patrizia Romeo
musica
Luca Venitucci
parola
Alex Pagliardini
testi
J. Lacan, S. Beckett, P.P. Pasolini, P. Roth, P. Cavalli, M. Proust, E. Jelinek, C.B. Divakaruni, W. Woolf, F. Kafka, E.A. Poe, N. Fusini e E. Ionesco.
Mario Desiati, Stefano Iucci, Raffaele Manica ed Emanuele Trevi presentano
“Il lavoro e i giorni.
Venti racconti sul lavoro, la precarietà, la disoccupazione”
(Ediesse, 2008)
Venti giovani talenti della nuova narrativa italiana, quella che dopo tanto tempo ha ricominciato a occuparsi di «realtà», parlano di lavoro: quello che c’è o ancora non arriva; quello che penetra nei gangli della vita quotidiana fino a sconvolgere - o a vivificare - progetti, speranze, sogni. È il lavoro liquido nella società liquida: difficilmente collocabile in spazi definiti, proprio per questo permea di sé tutti gli aspetti quotidiani della vita delle persone.
Lettere, soliloqui, racconti in senso stretto; riflessioni e dialoghi. Il «teatro» del lavoro mette in cena le proprie rappresentazioni - ora drammatiche, ora comiche, ora grottesche - scardinando le tradizionali distinzioni di genere. Segnali di fumo da una generazione che cerca di decifrare il senso del proprio destino in un presente che è somma di giorni proiettati come lance aguzze verso un futuro che sembra sempre un po’ «più in là».
Testi di Piero Sorrentino, Giancarlo D’Arcangelo Liviano, Chiara Valerio, Nicola Lagioia, Andrea Di Consoli, Monica Mazzitelli, Franz Krauspenhaar, Demetrio Paolin, Marco Missiroli, Elena Varvello, Giorgio Fontana, Barbara di Gregorio, Alessandro Leogrande, Tommaso Giagni, Angela Flori, Federica Manzon, Alberto Garlini, Carlo Carabba, Elisa Davoglio, Gaia Manzini.
A cura di Mario Desiati, scrittore, redattore di Nuovi Argomenti e Stefano Iucci, giornalista di «Rassegna Sindacale».
La libreria caffè Flexi chiude per ferie. Ci rivediamo mercoledì 7 gennaio.
Ci sono almeno due motivi plausibili per attribuire a tre undicenni palermitani degli anni settanta le parole, le gesta e la violenza di una cellula brigatista, con tutte le difficoltà letterarie del caso. Il primo è metaforico: si vuole intendere che i brigatisti siano eterni bambini, in fuga dalla realtà (la famiglia, il lavoro, la routine) attraverso un gioco di ruolo. Una partita tra guardie e ladri con pistole vere, che finisce con formule rituali come “Tana!” a nascondino - “mi dichiaro prigioniero politico”. “Estremismo, malattia infantile del comunismo”, scrisse Lenin. (more…)
Luca Villoresi e Ferro Piludi presentano
“(A) cerchiata.
Storia veridica ed esiti imprevisti di un simbolo”
Iconoclasti e Gianluca Chinnici (Elèuthera, 2008)
Degustazione di Anarkos. Un vino contro.
Video e fotografie sulle più belle immagini della (A) dal mondo.
Oggi la (A) cerchiata è talmente conosciuta e riconosciuta che ha finito con l’essere considerata un simbolo tradizionale, dando l’impressione di esserci “da sempre”. In realtà, come ci raccontano i suoi inventori, Amedeo Bertolo e Tomás Ibañez, essa è poco più di una parvenue dell’iconografia libertaria: la (A) nasce nel 1964 a Parigi in un piccolo gruppo di giovani anarchici franco-spagnoli, ma comincia la sua vita pubblica proprio a Milano nel 1966 sui volantini e sui manifesti del gruppo Gioventù Libertaria: un nuovo segno grafico usato dapprima in modo “sperimentale”, poi regolare, che è infine rotolato sui muri di tutta Europa. Le cause della rapida e intensa fortuna? Soprattutto la grande semplicità che fa della (A) uno dei segni grafici più immediati (come la croce, la falce-martello, la svastica…) con l’evidente pregio di poter essere graffitata sui muri in 5 secondi netti…
La (A) inizia dunque a viaggiare libera per il mondo carica di passione libertaria, ma ben presto un altro soggetto comincia a veicolarla con grande forza: la cultura punk, che traghetta il segno dalle strade dell’Europa occidentale a quelle di tutti gli altri paesi, in particolare del Nord-America e degli ex Paesi dell’Est. Proprio questo salto dall’attivismo libertario all’immaginario artistico e musicale dà il via alle interpretazioni più ardite e agli usi e abusi più bizzarri, fino allo sfruttamento commerciale del segno, con l’americana Eastpack che produce una linea di zainetti con la (A) di serie, rigorosamente registrata come Anarchy™.
“Youth of Tuzla” di M. Pasi, M. Venieri e S. Zanotti
(60′, documentario, 2008)
A seguire dibattito con M. Pasi, E. Mujcic, I. Mjcic e N. Pljevljac
In collaborazione con “Un ponte per…” e “Associazione Pereira”
Tuzla, Bosnia Erzegovina, 25 maggio 1995: una granata esplode nel centro della città cancellando brutalmente 71 giovani vite, senza fare distinzione di nazionalità, religione o idee politiche. Da questa tragedia parte un percorso narrativo che, attraverso la voce dei diretti interessati e quella dei rappresentanti del tessuto sociale, culturale e imprenditoriale cittadino, evidenzierà luci e ombre dell’attuale condizione giovanile, fatta di disoccupazione, frustrazione, desiderio di fuggire, ma anche voglia di cambiamento, energia creativa e solidarietà.
Proprio le aspirazioni e l’entusiasmo delle giovani generazioni – anche grazie alle opportunità offerte dalla cooperazione internazionale – potranno rappresentare il motore del “Rinascimento” di Tuzla e dell’intero Paese.
I libri più venduti al Flexi (13 dicembre 2007 - 13 dicembre 2008):
1) Carlo Costa e Lorenzo Teodonio - Razza Partigiana
2) Neil Swaab - Mr. Wiggles
3) Simone Turchetti - Il caso Pontecorvo
4) Cristiano De Majo e Fabio Viola - Italia 2. Viaggio nel paese che abbiamo inventato
5) Wu Ming 4 - Stella del mattino
6) Banksy - Wall and Piece
7) Domenico Infante - Novanta Minuti
8) Johnathan Franzen - Le correzioni
9) Stieg Larsson - Uomini che odiano le donne
10) Roberto Saviano - Gomorra
11) AA. VV. - Il mestiere di riflettere
12) Alessandro Bertante - Contro il ‘68
13) Calendario 2009 di Orecchio acerbo
14) Carlo Cellamare - Fare città
15) Muriel Barbery - L’eleganza del riccio
16) Letizia Muratori - La vita in comune
17) Michela Murgia - Il mondo deve sapere
18) Jeffrey Eugenides - Middlesex
19) Paolo Giordano - La solitudine dei numeri primi
20) Agota Kristof - La trilogia della città di K
“Come cambia l’America.
La politica e la società negli anni di Obama”
di M. Diletti, M. Mazzonis e M. Toaldo
(Edizioni dell’Asino, 2009)
Saranno presenti gli autori
Gli Stati Uniti non saranno più quelli di prima: è finita un’epoca nella politica estera, quella del mondo unipolare; è crollato il turbo-capitalismo finanziario di Wall Street. Nel mezzo le prime vere elezioni del XXI secolo e la vittoria di Barack Obama. Attraverso un’analisi ricca di osservazioni dirette, si narra come sta cambiando la società statunitense e da dove arriva la nuova onda progressista; come funziona il sistema politico americano, allo stesso tempo arcaico e hi-tech; quali sono i pensieri lunghi che animano lo scontro sulla politica estera e l’economia; cosa dicono all’Italia, per davvero, queste novità.
Mattia Diletti è autore di Think Tank. Le fabbriche delle idee in America e in Europa (Il Mulino, 2009), è ricercatore presso il GeopEC - Crs e lavora all’università di Teramo. Martino Mazzonis inviato di “Liberazione” negli Stati Uniti, ha collaborato con diverse riviste e pubblicato saggi e volumi su mercato del lavoro e immigrazione, commercio internazionale di armi, indicatori di sviluppo. Mattia Toaldo ha scritto di economia per “il Messaggero” e di politica estera per “Limes”. Insegna Politica italiana agli studenti americani dell’IES di Roma e lavora all’università di Roma Tre.
Presentazione di “Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno”
(Bollati Boringhieri, 2008)
di e con Marco di Domenico
Attraverso quarantacinque brevi ritratti, il libro presenta altrettante specie animali o vegetali “clandestine”, che hanno colonizzato habitat naturali differenti da quelli di origine. Tutti hanno in comune storie di invasioni, più o meno drammatiche, hanno inventato fantasiosi sistemi di dispersione, sono stati protagonisti involontari di introduzioni azzardate da parte dell’uomo. Caso emblematico è quello dell’introduzione nel lago Vittoria, in Africa, di giovani esemplari di perca del Nilo: questo gesto ha causato l’estinzione di centinaia di specie di pesci e una irreversibile catastrofe ambientale, ha stravolto per sempre il più grande ecosistema d’acqua dolce del mondo e la vita di intere popolazioni umane, che basavano la propria economia sulla pesca.
Marco Di Domenico è ricercatore al dipartimento di Biologia Animale dell’università di Roma II - Tor Vergata.
I giovani non esistono. Il mondo si sta riempiendo di vecchi. Anzi anziani, anzi (come si dice a Roma) “grandi”. Adulti che, sempre quantitativamente di più, si sono attrezzati, negli ultimi anni, per rimanere giovani e gagliardi, per passare una “vecchiaia” di divertimento e gioia.Bene per loro, per i vecchi. La loro avventura è descritta in un bel libro edito da ISBN, dal titolo molto netto. Appunto: “I giovani non esistono”. Un libro che indaga il mondo attuale, in cui pubblicità, tv, consumi e vacanze si sono piegate agli anziani, corredato peraltro da un allucinante inserto fotografico. Un libro che indaga ovunque, dall’America alla Tailandia, dalla Svezia al Giappone, alla ricerca del mondo dei vecchi felici, omologati e prosperosi.
Mentre i vecchi aumentano e conquistano il pianeta in situazioni che ricordano le spiagge promiscue di Houellebecq, i giovani non esistono, sostiene Stefano Benzoni, psicologo e autore del libro.
Forse Benzoni non ha tenuto conto però dei “giovani”, che negli ultimi mesi, proprio nell’Italia della denatalità e dell’invecchiamento di massa, hanno dato vita al nuovo movimento studentesco: l’Onda.
L’Onda ha già un manifesto, rappresentato dall’Instant Book edito da Derive ApprodiI e rintracciabile per ora nelle assemblee, nelle università occupate, nei cortei. Si chiama “L’esercito del surf” ed è scritto da un’anonima Internazionale surfista. Il librettino si legge in meno di un’ora ed è un affondo sia sul concetto di “giovani”, sia su quello di “studenti”. I giovani, inquadrati dai “vecchi” della stampa e della tv come “bulli”, “drogati” o aspiranti veline e tronisti, hanno spiazzato tutti imbracciando una tavola da surf e cavalcando l’onda che c’è, per non continuare a pagare una crisi che finalmente non è più solo la loro.
E’ la rivolta degli studenti che sconquassa gli schemi precostituiti e anche l’idea di un “conflitto generazionale” insensato: nell’Onda ci sono anche i 40enni e più che la crisi l’hanno sempre pagata, e insieme agli studenti vogliono spazzare via la possibilità che i soliti noti scappino col bottino ancora una volta.
E’ in questo richiamo alla realtà contro i luoghi comuni che questi due libri spiazzano e si uniscono uno all’altro. Perché fanno capire cos’è il mondo e cosa potrebbe diventare veramente, non come lo descrive il Tg2 Società.
| ISBN | Derive Approdi |
(da salgalaluna)
di Francesco “Baro” Barilli (da fumettidicarta.it)
Non una biografia, ma un omaggio: questo forse è il primo significato del lavoro fatto da Sergio Algozzino su Ballata per Fabrizio De Andrè. Credo che proprio al cantautore genovese, purtroppo scomparso l’11 gennaio 1999, sarebbe piaciuta l’idea, lontana da ricostruzioni apolegetiche e sensazionalistiche o dalle tentazioni del culto della personalità, cose che lui rifiutò sempre.
Nel fumetto, Algozzino sceglie di non far apparire il destinatario di questa dimostrazione di affetto e rispetto, preferendo invece organizzare un incontro virtuale fra i personaggi delle sue canzoni, dai più celebri Tito, Marinella o Bocca di Rosa fino a figure “secondarie” come Il Gorilla o Il Bombarolo. Fabrizio, dunque, nel racconto non appare e non parla, anche perchè Algozzino immagina, per la sua “Ballata”, che i protagonisti nati dalla fantasia del cantautore si incontrino proprio per dare il loro ultimo e personalissimo saluto al proprio creatore, appena dopo la sua scomparsa.
Non so se colgo nel segno, ma in questa scelta vedo un altro omaggio di Algozzino, forse inconscio, a uno dei lavori più celebri di De Andrè. Nel 1970 Fabrizio scelse di raccontare la vita di Gesù in un album (La Buona Novella) attingendo, con scelta certamente non semplice e coraggiosa, nonchè ricca di significati, solo ai vangeli cosiddetti apocrifi e non ai quattro testi riconosciuti come “ufficiali” dalla Chiesa Cattolica. In quel disco De Andrè seppe ricostruire la parabola umana del protagonista, mantenendo una rispettosa lontananza da identificazioni mistiche o propriamente di fede, e soprattutto senza fare mai sentire direttamente la voce del protagonista. Così, ne La buona Novella conoscemmo non tanto la storia di Gesù o una sua biografia “ufficiale, ricostruita secondo un’iconografia ormai consolidata, e nemmeno la sua figura di filosofo precursore dei tempi, ma la sua dimensione umana, e questo tramite le parole di Maria, Giuseppe, Tito (uno dei due ladroni che condivisero con lui la condanna a morte), persino del falegname addetto alla costruzione delle tre croci, ma mai di quello che, per i cristiani, è considerato il Messia. Così pure, Algozzino sceglie di utilizzare Marinella, Andrea, Il Pescatore, per raccontare, più che la vita del loro creatore, la sua sensibilità. Lo fanno ognuno con parole proprie, seguendo l’approccio che all’autore pare il più adatto all’inclinazione dei singoli attori. Così, alla timida ritrosia di Marinella risponde la pacata saggezza da “donna vissuta” di Bocca di Rosa, alla ruvidezza di Tito o di Sinan fa da contraltare la malinconia di Piero. Il loro racconto, più che spiccare per l’originalità del punto di vista, risalta per una sorta di “coralità di differenze” e per la passionalità.
Devo dire che l’autore di questo fumetto fotografa molto bene la varia umanità dei personaggi, creati da De Andrè in quasi quarant’anni di carriera. Credo sia naturale che canzoni così complesse abbiano provocato un’immedesimazione diversa negli ascoltatori, ma personalmente non ho avuto problemi nel ritrovare “la mia” Bocca di Rosa o “il mio” Giudice nelle figure tratteggiate in Ballata per Fabrizio De Andrè. Uniche, modestissime, perplessità, l’Angiolina di Volta la Carta l’avevo interpretata inizialmente come Nina, protagonista di una delle ultime canzoni di De Andrè (Ho visto Nina volare), e avrei voluto trovare nel libro anche il padre che piange straziato la morte del figlio in Sidun, una delle figure più toccanti nel ricco panorama umano disegnato dal poeta genovese (del resto impossibile da riprodurre completamente nel libro).
Il fumetto è strutturato come una piece teatrale, in quattro atti, in cui se la scenografia è assente a livello palese (l’ambientazione onirica del racconto prescinde dalla costruzione di fondali) è invece presente nella scelta della cornice delle tavole, diversa per ognuno dei quattro atti ma sempre richiamante Le Nuvole (album di De Andrè datato 1990), che vanno diradandosi di atto in atto, dalla cupa cornice dell’incontro fino al sereno della catarsi finale.
Nulla da dire sulla confezione del libro. Cartonato, con sovracoperta, prezzo competitivo, dotato di una buona sezione di approfondimenti, anche sotto il punto di vista della mera presentazione la BeccoGiallo ha fatto un ottimo lavoro, proseguendo nella sua filosofia di fumetti che sappiano abbinare, nel prodotto finale, una pregevole ricerca grafica e artistica al rigore di operazioni storiche e filologiche mai banali.
di Salgalaluna
Chi era Toni Chichiarelli? Un ragazzo con un buon talento nella pittura, che dall’Abruzzo arriva a Roma negli anni ‘70, e si inserisce subito in un ambiente di criminali, estremisti di destra e di sinistra. Tutti i suoi amici sono informatori della polizia o dei servizi.
Toni Chichiarelli è “il falsario di stato”, passato alla storia per aver confezionato nel 1978, durante il sequestro Moro, il falso comunicato numero 7 delle Brigate Rosse, che portò centinaia di mezzi e persone a esplorare, in Abruzzo, il lago della Duchessa, peraltro in quel momento completamente ghiacciato.
Toni Chichiarelli vive tra donne, droga e soldi, e sarà protagonista, solo qualche anno più tardi, della rapina del secolo: 30-35 milardi (forse anche di più) rubati in un solo colpo. E vive sempre citando le sue “opere” del passato: le Brigate Rosse, Pecorelli, il sequestro Moro.
Toni Chichiarelli muore nel 1984 in seguito a un agguato da italiano perfetto: bugiardo e fedifrago, talentuoso, ladro, ironico, traditore e (infine) tradito.
Con una tecnica simile a quella del Lucarelli di “Blu Notte”, Nicola Biondo e Massimo Veneziani hanno raccontato nel prezioso libro Il falsario di Stato la vita di Toni Chichiarelli. Leggetela.
> dalle ore 21
cenone a buffet a 30 euro con
AntipastoPrimoSecondoDessertCotechino&Lenticchie
vino e birra inclusi fino alle 24
prenotazione obbligatoria entro le 24 del 29 dicembre
al numero telefonico 3402480733 o alla e-mail info@libreriaflexi.it
> da mezzanotte in poi
In rassegna DJ SETS dei collaboratori di Epoc Ero Uroi, dall’uno al 1234235252simo ad oltranza all night long! dalla disco alla bangla dal noise a fausto papetti alle piu’ moderne vibrescion!
RESIDENT DJS : NEW ROMANTIC RUDEZ
neo mantic booty music
Nella sala proiezioni, corti Propaganda 666 e animazioni Epoc Ero Uroi:
Neon Dark
Frittata di Cervello
Le Magiche Avventure di Johnantony: O Fauste, il Virus dell’Omosessualità
La Saga degli Animali Lanosi: Io Ho Guanti, Poni Pelosi, Elefanti FIlamentosi, Gatte Tignose
Amiko Calabrese
Campi Alieni illuminati da Strane Luci Colorate
La Trilogia dell’Undici
Disastro Primo Episodio, i Frutti dell’Amore
Molto altro ancora!
Epoc è Amore.
