Archive for July, 2009

Uccidere il padre

Friday, July 31st, 2009

Una comunità di teenager cosmopoliti e competenti, capitanati dalla diciassettenne TeaSe, mette in scacco un editore e un disegnatore che vogliono fregarli rifilando loro un fumetto letteralmente ricalcato dai manga giapponesi. Non è l’ultimo romanzo di appendice della rivista Cioè, ma la storia vera della rivolta di Disegnomanga.it contro Panini Comics e Ferrario. Leggetela qui, dalla penna di Loredana Lipperini.

Professione editor

Wednesday, July 29th, 2009

Carla Benedetti, critica letteraria all’Espresso, critica il ruolo dell’editor nel mercato editoriale di oggi. Il suo pezzo è qui, e sulla webzine Il primo amore è iniziato il dibattito.

Essere o non essere Faletti

Monday, July 27th, 2009

Gira voce che il libro “Io sono Dio” di Giorgio Faletti sia stato scritto da qualcun altro, in un’altra lingua. E a sostenerlo è proprio una traduttrice di professione. La storia è qui.

Anche quest’anno, la Libreria Flexi va in vacanza

Thursday, July 23rd, 2009

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Domenica prossima 26 luglio, infatti, sarà l’ultimo giorno di apertura. Ci rivedremo in settembre.
Ma queste sere la Libreria Flexi sarà aperta, e vi consigliamo di venire: infatti troverete per tutto il finesettimana i saldi estivi, con sconti su tutti i libri (dal 10% in su!).
Inoltre, vi daremo gratis dritte incredibili sui libri da leggere sotto l’ombrellone.

Domenica 26 luglio, poi, se passate vi offriamo qualcosa da mangiare.
Non fate che andate in vacanza senza farvi sentire, eh?

Foto della serata BIN

Wednesday, July 15th, 2009

Sul sito del Basic Income Netwok (BIN Italia) le foto della serata al Flexi.

“L’insostenibile leggerezza del libro”. Quattro librerie per una notte da…”zingari”

Wednesday, July 15th, 2009

Giovedì 16, dalle 18 in piazza e via degli Zingari:
“L’insostenibile leggerezza del libro”. Quattro librerie per una notte da…”zingari”
Fiera del libro 16 luglio 2009 dalle 18.00
Via degli Zingari-Piazza degli Zingari
percorso itinerante
Libreria Libri Necessari - Libreria Bohemien -  Libreria dom - Libreria Flexi
Il programma:
18.00-apertura fiera del libro e book crossing
18.00- Viviana Marconi sassofono solo
18.00- ACCIUFFALGIGANTE ovvero Storie esagerate di cose giganti. Storie grandi grandi quasi enormi, rumorose, faticose e, soprattutto, divertenti per bambini muscolosi dai 4 ai 9 anni. (lettura a cura di Mi leggi ti leggo)
19.00- Luca Arnaudo presenta il suo libro “sic transit”per la Nerosubianco Editrice; lettura e discussione e accompagnamento musicale (P.degli Zingari)
19.30- Monica Perozzi, la libraiattrice legge i sonetti di Gioacchino Belli (scalinata via degli Zingari)
20.30- Reading Auroralia (scalinata via degli Zingari)
21.00- Carmine Castoro, autore di “Crash TV. Filosofia dell’odio televisivo”, con l’Autore interverrà un giornalista come relatore e poi l’editore della rivista Flow (P.degli Zingari)
21.15- Pino Mereu in ” BOGHES DE BARBAGIA”. Un percorso sonoro che trae ispirazione dalla poesia e dal canto monodico barbaricino. Boghes de barbagia (Voci di Barbagia) è il nuovo omaggio di Pino Mereu (mountain dulcimer, canto) alla tradizione della sua terra di origine.
22.15- Divaganti ristoranti canti, il cantastorie Corrado Ciliberti della Porta d’oro canta ai libri necessari
22.30-Reading itinerante. Roberto Cenciarelli la vita, la morte e tutto quanto (P.degli Zingari)

La classifica gennaio - giugno 2009

Friday, July 10th, 2009

I libri più venduti al Flexi da gennaio a giugno 2009:
1) Come cambia l’America
2) Nessuna scuola mi consola
3) Clandestini
4) Uomini che odiano le donne
5) Le figlie di Lilith
6) La Baia dei pirati. Assalto al copyright
7) Giulia e Maria
8) Compagno Darwin. L’evoluzione è di destra o di sinistra?
9) La mia vita disegnata male
10) Wall and Piece
11) Anarchy in the EU

La classifica dall’inizio (da dicembre 2007):

1) Mr. Wiggles
2) Come cambia l’America
3) Razza partigiana
4) Wall and Piece
5) Italia 2
6) Uomini che odiano le donne
7) Papa Nazingher
8) Il caso Pontecorvo
9) Ci sarà ancora il mare?
10) Nessuna scuola mi consola

Zona del silenzio. Un’ordinaria storia di violenza italiana.

Monday, July 6th, 2009

Mentre scrivo, la sentenza giudiziaria sull’omicidio di Federico Aldrovandi sta per arrivare. Federico Aldrovandi a diciott’anni è stato ucciso per strada, pestato durante un fermo di polizia a Ferrara in una notte di quasi quattro anni fa. La morte di Federico passò inosservata per alcuni mesi. Poi, toccò alla madre Patrizia, forse l’ultima persona che dovrebbe farlo in uno stato di diritto, chiedere giustizia in prima persona. Lo fece aprendo un blog qualunque, federicoaldrovandi.blog.kataweb.it. Come fanno in tanti per parlare dei loro problemi piccoli e piccolissimi sperando che Beppe Grillo ne faccia un caso mediatico e li risolva. Quella volta il problema di Patrizia Aldrovandi non poteva essere risolto, perché Federico non sarebbe tornato. Rimaneva un problema che non era di nessuno, quindi di tutti: nella benestante e noiosa Ferrara, si poteva morire di notte per colpa di una gang in divisa, e nessuno avrebbe dovuto assumersene le responsabilità. Anzi: nei commissariati si potevano tranquillamente cancellare le prove e nessuno, in una città sempre in testa alle “classifiche del benessere”, avrebbe alzato un dito.

All’epoca parlavo alla radio. Mentre cercavo spunti per riempire i buchi tra una traccia musicale e l’altra, una mattina capitai sul blog di Patrizia Adrovandi, casualmente tra i primi. Lessi la notizia senza troppi particolari. Il giorno dopo, scorrendo i giornali per la rassegna stampa radiofonica, lessi il primo articolo sull’argomento, su “Liberazione”, e ne svegliai l’autore (i cronisti lavorano fino a tardi, le rassegne stampa vanno in onda all’alba). Era Checchino Antonini, che a lungo rimase il primo e l’unico reporter a seguire da vicino - cioè a Ferrara quando possibile - la ricerca di verità sul caso Aldovrandi. Ci sentimmo spesso, in diretta, ogni volta buttandolo giù dal letto. Per chi da allora ha seguito la vicenda, la voce di Checchino è stata quella più familiare, aggiornata e precisa. Un aiuto prezioso anche per Patrizia e i suoi compagni, che sul blog non hanno mai smesso di martellare il tasto della verità negata.

Sono passati quattro anni. Per una notizia, è un’eternità: pochi rimangono “sul pezzo” così a lungo. Checchino lo ha fatto, scrivendo in treno quando ancora nessuno scriveva al computer in treno perché non c’erano prese per l’alimentatore - sul treno per Ferrara non ci sono ancora. Il caso nel frattempo è diventato di dominio pubblico: anche repubblica.it tra una tetta e l’altra parla della sentenza imminente, vedo. La tenacia di Patrizia Aldrovandi, dei suoi compagni, di Checchino Antonini e di Alessio Spataro, il disegnatore che gli si è affiancato, se non altro, ha raggiunto questo obiettivo. Certo, dopo la sentenza (qualunque sentenza) molti giornali smetteranno di parlarne, anche quelli più ostinati. Checchino ed Alessio invece continueranno a farlo il più a lungo possibile con Zona del silenzio. Una storia di ordinaria violenza italiana, una graphic novel scritta e disegnata a quattro mani per Minimum Fax. Lo presenteranno in molti luoghi quest’estate, se l’editore ci crederà davvero. Avremmo voluto farlo anche al Flexi, ma hanno deciso che il calendario romano è già pieno. Peccato, o forse meglio così: significa che anche a Roma per leggere il libro, saperne di più sulla vicenda e parlarne ci saranno tante occasioni. E, forse, tante “zone del silenzio” in meno.

Per ora, “Zona del silenzio” è stato presentato alla stessa radio di allora, Radio Onda Rossa, che ha messo in rete l’intervista a Patrizia Aldrovandi e Alessio Spataro. Per cominciare, ascoltatela: qui.

Un socio

Né Dio né Genoma

Monday, July 6th, 2009

La nostra recensione pubblicata su “il Manifesto” il 30 giugno 2009.

Il gene egoista della Santa Trinità
Tra Darwin e le nuove ricerche sul Dna umano

Il prudente rispetto del Papa nei confronti di Charles Darwin suscita spesso curiosità. Persino la Radio Vaticana si è detta stupita per il nuovo «feeling» tra la Santa Sede e lo scienziato inglese. Benedetto XVI ha lasciato che i laici di tutto il mondo celebrassero il bicentenario della nascita di Darwin (1809) senza disturbarli, evitando accuratamente un nuovo caso Galilei come quello che gli fece rinunciare alla visita alla Sapienza. Perché tanto ossequio per lo scopritore della selezione naturale?

Dopotutto, Darwin ha ridotto la Creazione biblica ad una leggenda da almanacchi. Prima di lui, la filosofia attribuiva a un’autorità divina l’esistenza di specie biologiche ben definite. Due cavalli, pur diversi tra loro, possono generare una progenie fertile, ma è impossibile che ciò avvenga tra un cavallo ed un topo. Perciò, la separazione tra le specie doveva derivare da un principio superiore, mentre la differenza tra un individuo e un altro in una stessa specie rappresentava un semplice accidente. Dopo la scoperta della selezione naturale, invece, la specie è divenuta un’entità provvisoria - la mera discendenza degli individui meglio adattati al proprio ecosistema - destinata ad estinguersi con i mutamenti dell’ecosistema stesso. Qui ed ora, la rigida classificazione di Linneo ci appare valida: ma non v’è nulla di trascendentale ed eterno in quella suddivisione in specie, famiglie e generi. Al più, è un comodo manuale di consultazione.
Per capire l’indifferenza vaticana verso l’evoluzionismo, ma soprattutto molto altro sulle odierne teorie dell’ereditarietà, può essere d’aiuto la lettura del volume Né Dio né genoma. Per una nuova teoria dell’ereditarietà scritto da due eminenti biologi francesi, Jean-Jacques Kupiec e Pierre Sonigo, tradotto dalle edizioni Elèuthera con una densa prefazione del filosofo Giulio Giorello. Secondo gli autori, la minaccia materialistica rappresentata dal darwinismo è stata disinnescata dagli scienziati stessi: le moderne biotecnologie hanno reintrodotto, seppure in altre forme, l’antropocentrismo e i preconcetti di cui la scienza sembrava essersi sbarazzata. Il darwinismo che ha abbattuto la concezione «fissista» delle specie, sostengono Kupiec e Sonigo, andrebbe applicato fino in fondo, riconoscendo che nemmeno gli individui rappresentano l’unità fondamentale della Natura. Anche un singolo organismo, in realtà, può essere descritto come un ecosistema in cui miliardi di cellule lottano tra loro per la sopravvivenza. Cellule egoiste, che collaborano solo in quanto l’auto-organizzazione permette loro di sopravvivere e moltiplicarsi. Gli individui, tantomeno gli esseri umani, non godono dunque di alcuna centralità nei meccanismi della natura.

Ma la genetica ha neutralizzato questa deriva ponendo nel codice genetico - identico in tutte le cellule di un organismo - il principio fondamentale della vita e del suo funzionamento. Secondo la maggioranza dei biologi molecolari il Dna, ovvero l’individuo, è il protagonista principale della selezione naturale. Al punto che oggi con i cromosomi si studiano anche la psicologia e la sociologia con il modello del «gene egoista»” di Richard Dawkins, e si consigliano test genetici prima di stipulare una polizza assicurativa. Tuttavia, permangono diverse zone d’ombra in questa teoria Dna-centrica, che il libro racconta in maniera comprensibile: si passa dalla differenziazione cellulare (come nascono tanti tessuti biologici diversi, a partire da un’unica cellula con un unico Dna?) al sistema immunitario e all’Hiv, di cui Sonigo è stato tra gli scopritori. Descrivendo l’organismo come un ecosistema di cellule in competizione, sostengono gli autori di Né Dio né genoma, molte oscurità svanirebbero. Inoltre, non è necessario ipotizzare lo strapotere organizzativo, scarsamente dimostrato, del Dna. La loro è una tesi affascinante ed attuale, che non si limita alla critica ma si spinge a proporre un modello innovativo per spiegare la complessità delle specie viventi: le teorie sull’auto-organizzazione dei sistemi, fiorite soprattutto nel campo della fisica teorica, hanno mostrato come dal disordine possano emergere spontaneamente strutture regolari ed universali. Nel testo, affiora qua e là il dubbio che Kupiec e Sonigo sostituiscano all’egoismo del gene quello della cellula, ricadendo nello stesso errore di Dawkins. È senz’altro questo il punto più delicato della loro teoria: in passato, molte confutazioni ragionevoli di modelli assodati sono state ignorate per la debolezza delle corrispondenti proposte alternative. In anni recenti, ad esempio, l’autorevole oncologo Peter Duesberg contestò la natura virale proprio dell’Hiv con argomenti (allora) ragionevoli, ma perse gran parte della sua credibilità quando provò a spiegare la diffusione dell’Aids con l’uso smodato di droghe tra i gay.

Secondo i due studiosi francesi, dunque, l’identificazione della persona con il suo codice genetico non ha reali conferme scientifiche e dipende piuttosto dalla necessità culturale tutta conservatrice di salvare l’individuo come fondamento indivisibile. Non a caso, nell’Angelus di domenica 7 giugno Ratzinger ha usato una metafora genetista affermando che «l’essere umano porta nel proprio genoma la traccia della Trinità». La ricerca dovrebbe aiutare a superare simili condizionamenti, mentre al contrario essa se ne lascia indirizzare verso vicoli ciechi e fallimenti. Nonostante gli enormi investimenti profusi in questo ambito di ricerca, le sperate applicazioni terapeutiche delle biotecnologie sono ancora limitate e si rivelano più ardue del previsto. In ogni caso, le biotecnologie un risultato lo hanno raggiunto: l’individuo è sopravvissuto al materialismo, sia pure sotto forma di Dna. E finché in cima alla natura c’è un Uomo, non un impasto casuale di linfociti, neuroni e globuli rossi, anche al Vaticano possono dormire sonni tranquilli.

L’ubicazione del bene

Friday, July 3rd, 2009

L’ubicazione del bene è il secondo libro di Giorgio Falco. Aveva esordito con Pausa caffè (Sironi Editore), un capolavoro d’esordio: uno zibaldone di conversazioni da call center, resoconti di serate al night di Umberto Smaila, comizi di periferia di Alleanza Nazionale. Il libro appena uscito invece raccoglie le storie degli abitanti di Cortesforza, piccolo sobborgo immaginario di Milano. Un universo di villette, SUV comprati a rate, sensori in giardino che accendono le luci quando il padrone di casa rientra dal lavoro o dal centro commerciale, servizi fotografici matrimoniali rovinati dalla pioggia. Ci sono in giro recensioni colte e profonde, come quelle di Ade Zeno e di Demetrio Paolin a cui vi rimando. Ma per apprezzare L’ubicazione del bene non servono tanti piani di lettura. Giorgio Falco scrive da Dio, punto. Falco è uno che sa cogliere l’aspetto assurdo, ridicolo, tragico o comico (o tutti insieme) anche quando scrive il C.I.D. di un tamponamento.

Il libro di Falco fa parte di una narrativa “metropolitana” da cui provengono diverse opere di qualità, che andrebbero lette insieme: Il contagio di Walter Siti e Cagnanza e Padronanza di Peppe Fiore, entrambi pubblicati nel 2008, ne sono esempio. Il libro di Fiore ricorda L’ubicazione del bene per l’attenzione alla crisi morale e politica del ceto medio che oggi si dispiega pienamente, così bene analizzata da Sergio Bologna. Ma è il romanzo di Walter Siti quello più paragonabile ai racconti di Falco, anche se esplora il proletariato strettamente non industriale della periferia romana.

Gli si avvicina per l’importanza attribuita ai luoghi. Anche Siti racconta una periferia immaginaria ed emblematica. Nel Contagio il vero protagonista è un condominio simile ad un “open space”: gli inquilini entrano ed escono dagli appartamenti degli altri come se le porte fossero sempre aperte. Siti dimostra che convivenza non significa solo e sempre solidarietà, ma spesso condivisione di un campo di battaglia, in cui stringere alleanze e perpetrare soprusi di tutti contro e dentro tutti. Cortesforza, il sobborgo di Giorgio Falco, assomiglia invece ai comprensori residenziali raccontati da James Ballard. Villette e giardini costosi in quanto promettono un ambiente tranquillo, dove tutti si conoscono ma sanno rispettare gli spazi privati altrui. Ma è solo uno slogan da agenzia immobiliare. Falco ci mostra che l’indifferenza reciproca e la morbosa curiosità per l’erba del vicino non sono contradditori. Anzi, si alimentano a vicenda: guardare attraverso la staccionata del vicino serve a misurare meglio il proprio spazio, a pretendere un frigorifero nuovo o un figlio, costi quel che costi.

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