Archive for December, 2009
Thursday, December 31st, 2009
HAITI MAI SALVATA
Serata dedicata ad Haiti e alla raccolta di fondi per l’assistenza della popolazione colpita dal terremoto
ore 20
Interventi di
Stefano Fratini > Ansa
Roberto Bàrbera e Paolo Repetto > www.inviatospeciale.com
Medici senza Frontiere
I rappresentanti della comunità haitiana a Roma
modera la giornalista Daniela Binello
ore 22,15
introduzione alla musica haitiana di Antonello Oliva > caporedattore musica di “Suono”
proiezione di “The Agronomist”
documentario di Jonathan Demme (90′, USA 2003)
Durante la serata verranno raccolti fondi per il “Fondo Emergenze” di Medici Senza Frontiere.
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Monday, December 28th, 2009
Incontro con Simone Perotti, autore di
ADESSO BASTA
Lasciare il lavoro e cambiare vita. Filosofia e strategia di chi ce l’ha fatta
Ed. Chiarelettere, 2009
“Non si nasce liberi, lo si diventa. Non basta sperare, è necessario osservare una certa disciplina per realizzare i propri sogni.” (Bjorn Larsson)
Ne abbiamo abbastanza. Lavorare per consumare non rende felici. Lo sappiamo tutti, ma come uscirne?
Cambiare vita da soli sembra una scelta troppo faticosa. Addirittura impossibile. Invece no. Il downshifting (“scalare marcia, rallentare il ritmo”) è un fenomeno sociale che interessa milioni di persone nel mondo (complice anche la crisi). Ma non si tratta solo di ridurre il salario per avere più tempo libero. Simone Perotti propone qui un cambio di vita netto, verso se stessi, il mondo che ci circonda, le abitudini, gli obblighi, il consumo. La rivoluzione dobbiamo farla a partire da noi, riprendendoci la nostra vita per essere finalmente liberi. Come ha fatto l’autore, che racconta la sua esperienza entrando nel merito delle conseguenze economiche, psicologiche, esistenziali, logistiche. Dire no non basta per essere felici. L’insicurezza economica cui andiamo incontro è anche un’occasione per ripensarci.
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Sunday, December 27th, 2009
Silvia Ballestra, I giorni della Rotonda (Rizzoli, 2009).
Silvia Ballestra racconta la transizione ‘70-’80 vista da S. Benedetto del Tronto, provincia di Ascoli Piceno. La presunta gerarchia tra metropoli e provincia in Italia non ha mai significato molto. Un po’ perché a Roma, Milano o Napoli non si respira certo un clima cosmopolita (figuriamoci ad Ascoli). E un po’ perché in provincia ricchi e poveri frequentano le stesse piazzette, parlano la stessa lingua, e la “società liquida” in realtà c’è sempre stata. È più difficile vestirsi da punk, a S. Benedetto, perché i vestiti devi comprarli fuori città; ma è più facile esserlo, perché per disturbare la quiete pubblica non devi prima evadere dal tuo ghetto, dove non disturberesti nessuno: basta vomitare nel giardino del vicino.
Silvia Ballestra aveva esordito narrando la bohème dei fuorisede abruzzesi a Bologna, più provinciale di quanto creste, anfibi, torri, spille e vinili riuscissero a far credere. Ora fa l’operazione inversa. Volete capire un decennio, anzi due? Non c’è bisogno di San Francisco, basta San Benedetto del Tronto, anzi una rotatoria in cui è successo tutto, dalle lotte sociali all’eroina. E o c’eri o non c’eri: mica come a Roma o a Milano che le cose le fanno in tre e le raccontano in tremila. Tanto, chi ti conosce.
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Sunday, December 27th, 2009
Presentazione di
MORTE AGLI ITALIANI
Il massacro di Aigues-Mortes
di Enzo Barnabà
con una prefazione di Gianantonio Stella e un’introduzione di Alessandro Natta (Infinito Edizioni, 2008)
Sarà presente l’autore.
Gli italiani che a Rosarno “sparano sui negri” sicuramente non ricordano il massacro di Aigues-Mortes: il 17 agosto 1893, nove operai italiani immigrati furono linciati da una folla inferocita, e la strage rappresenta un episodio capitale nella storia dei rapporti tra l’Italia e la Francia.
«Il libro di Enzo Barnabà è una boccata d’ossigeno. Perché solo ricordando che siamo stati un popolo di emigranti vittime di odio razzista, come ha fatto il vescovo di Padova denunciando “segni di paura e di insicurezza che talvolta rasentano il razzismo e la xenofobia, spesso cavalcati da correnti ideologiche e falsati da un’informazione che deforma la realtà”, si può evitare che oggi, domani o dopodomani si ripetano altre cacce all’uomo. Mai più Aigues-Mortes. Mai più» (dalla prefazione di Gian Antonio Stella) > Leggi le recensioni
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Thursday, December 24th, 2009
Nei prossimi giorni la libreria sarà aperta con i seguenti orari:
giovedì 24 dicembre: 14 - 19
venerdì 25 dicembre: 18 - 24
sabato 26 dicembre: 18 - 1
domenica 27 dicembre: chiuso
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Wednesday, December 23rd, 2009
Il gruppo di lettura Amarganta discute di
UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARA’ UTILE
di Peter Cameron (Adelphi, 2007)
James ha 18 anni e vive a New York. Finita la scuola, lavoricchia nella galleria d’arte della madre, dove non entra mai nessuno: sarebbe arduo, d’altra parte, suscitare clamore intorno a opere di tendenza come le pattumiere dell’artista giapponese che vuole restare Senza Nome. Per ingannare il tempo, e nella speranza di trovare un’alternativa all’università («Ho passato tutta la vita con i miei coetanei e non mi piacciono granché»), James cerca in rete una casa nel Midwest dove coltivare in pace le sue attività preferite – la lettura e la solitudine –, ma per sua fortuna gli incauti agenti immobiliari gli riveleranno alcuni allarmanti inconvenienti della vita di provincia. Finché un giorno James entra in una chat di cuori solitari e, sotto falso nome, propone a John, il gestore della galleria che ne è un utente compulsivo, un appuntamento al buio… I puntini di sospensione sono un espediente abusato, ma in questo caso procedere oltre farebbe torto a uno dei pochi scrittori sulla scena che, come sa bene chi ha amato Quella sera dorata, chiedono solo di essere letti.
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Wednesday, December 23rd, 2009
Una nuova opera d’arte abbellisce il Flexi. È questa, e potete vederla dal vivo ogni sera, girandovi a destra appena entrati. Certo, potete anche comprarla. Grazie davvero, Paolo.

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Wednesday, December 23rd, 2009
Incontro con
ACTA - Associazione Consulenti del Terziario Avanzato
www.actainrete.org
Introduzione di Adele Olivieri, Roberto Ciccarelli e Giuseppe Allegri
ACTA (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato) è la prima associazione costituita in Italia per dare rappresentanza a professionisti del terziario avanzato come lavoratori autonomi: formatori, ricercatori, informatici, creativi e altre categorie di consulenti, generalmente operanti al di fuori di ordini e albi professionali, tutte accomunate dal fatto di rivolgersi a imprese o alla pubblica amministrazione. ACTA nasce nel 2004 dall’auto-organizzazione di un gruppo di professionisti, è indipendente dai sistemi di rappresentanza politica e si propone di colmare un vuoto nel sistema di rappresentanza del mondo del lavoro.
C’è chi apre una libreria caffè, e chi si associa per difendere i propri diritti: ma sono davvero due strade incompatibili?
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Tuesday, December 22nd, 2009
La curatrice Nadia Tarantini e Paola Bono presentano
LEGGENDARIA #77/78
Talenti arcaici e nuovi protagonismi
Dove si nasconde l’arte della gioia?
Saranno presenti le autrici del numero della rivista.
Il tema di questo numero doppio è tutto dedicato all’esplorazione dei talenti delle donne. La cura, la scrittura, l’arte e la vita, i vecchi e i nuovi protagonismi. Con un sondaggio fra 16 scrittrici, giornaliste, donne di pensiero; e un altro fra 13 giovani donne e studiose. Con i commenti di Franca Fossati su talento ambizione protagonismi; e di Ritanna Armeni sulla differenza tra l’accettazione dei talenti delle donne e il rifiuto della loro genialità. Con articoli, inchieste, reportage, che spaziano nel mondo e nel pensiero delle donne a partire da una nuova concezione del potere: attinge ai miti ancestrali della Dea e si rinnova oggi in molte forme, dalle pratiche di salute ai corsi di formazione per una nuova managerialità.
Con Laura Fortini che ci parla della critica, cieca al genio letterario delle donne; Lia Giachero che ci conduce sulle strade di “genio e sregolatezza”; Matilde Passa che ci porta a indagare nella vita di due famosissime “Marie”. E ancora hanno collaborato a questo numero, con interventi e articoli: Anouscka Brodacz, Maria Rosa Cutrufelli, Elisa Coco, Giusi Di Crescenzo, Luciana Di Mauro, Monica Farnetti, Monica Giovannoni, Maristella Lippolis, Silvana Maja, Cristiana Paternò, Angela Prudenzi, Lorella Reale, Luisella Veroli. Abbiamo parlato di Virginia Woolf e di Gianna Nannini, di scienza e di danza, di teatro e di cinema; di donne arabe con o senza velo; di donne manager e dei loro figli; delle nuove agricoltrici; di Goliarda Sapienza e di Sibilla Aleramo. Di noi stesse. Di voi che leggerete.
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Monday, December 21st, 2009
Da l’Unità, via Carmillaonline, copiamo e incolliamo una recensione di Tommaso de Lorenzis a “Rue de la Cloche” di Serge Quadruppani.
Rue de la Cloche, Serge Quadruppani, Marsilio, 2009
di Tommaso de Lorenzis
Léon Jaquet è un traduttore malinconico e disincantato. Vive a Parigi, in rue de la Cloche, una stradina di marginali, squatter e accattoni, lontana dal fascino patinato d’una certa bohème. Siamo sulla riva destra, nel XX arrondissement, quello della multietnica Belleville e del Père Lachaise, il cimitero in cui sono sepolti Jim Morrison e Piero Gobetti, Edith Piaf e Amedeo Modigliani.
Lavorare con le parole altrui è l’unica cosa che Léon sa fare. Uomo senza qualità, dimentico d’ogni ambizione, sogna di «essere uno qualsiasi». Tuttavia, com’è noto, il desiderio più modesto può diventare la più irraggiungibile delle mete. Ed è proprio così che va, perché il destino ha in serbo una perfida beffa che schianterebbe il miglior detective. Figuriamoci un traduttore che, per tirare avanti in un mondo insopportabile, s’è affidato a quella follia chiamata amore.
Lasciato dalla seducente Juliette, Léon smarrisce l’unica copia di Death Job, un romanzo-verità sulle speculazioni di banche prestigiose e insospettabili multinazionali al centro d’una trama oscura che si dipana tra Tokyo, gli Stati Uniti e il Medioriente, dove si sta combattendo la guerra del Golfo. C’è quanto basta per innescare una furiosa caccia all’uomo che coinvolge poliziotti corrotti e vecchi collaborazionisti, centrali dell’intelligence e mafiosi giapponesi. Tutti in cerca del manoscritto. Tutti sulle tracce di Léon. E tra tutti non può mancare Emile K., l’ex-agente dell’Antiterrorismo francese, congedato per motivi psichiatrici e ora attivo sul mercato d’indagini tanto spericolate quanto informali.
A un anno dall’uscita italiana di Y, torna l’investigatore di Serge Quadruppani in un sequel mozzafiato in cui ogni cosa è permessa: tranne fermarsi. Astuto, spietato, maniacale ai limiti della paranoia, Emile è l’indagatore degli arcana imperii, l’infallibile scopritore e il sapiente custode di quei segreti di cui si nutre un potere essenzialmente criminale. In bilico tra l’intreccio di un’avvincente spy story e la più cupa introspezione del noir, Rue de la Cloche è – prima di tutto – un romanzo d’azione scosso da una frenetica sequenza di colpi di scena. Estenuanti pedinamenti e fughe rocambolesche, cruenti conflitti a fuoco e selvaggi omicidi scandiscono il ritmo d’un plot che, tra le righe del thriller, nasconde significati molteplici.
Romanziere, saggista, traduttore dei maggiori interpreti del genere italiano (tra cui Camilleri e De Cataldo), Quadruppani usa la chiave della letteratura di spionaggio per raccontare la dialettica degli interessi che, dopo l’implosione del blocco sovietico, edificò il nuovo ordine mondiale. Rue de la Cloche illustra una parte del nuovo disegno di controllo planetario, assumendo come prospettiva uno scorcio della Ville Lumière su cui, durante la seconda presidenza di Mitterrand, convergono le mire speculative dei grandi istituti finanziari. Come nelle pagine di Y, anche in questo sequel si avverte chiaramente la critica feroce della retorica socialista e della cosiddetta gauche caviar: quella sinistra affaristica e rampante, verbosa e modaiola, che dominò i mandati del “monarca repubblicano”. Di quest’universo sociale lo scrittore descrive le derive psicologiche, attingendo alla grande lezione del Nero transalpino per restituire una realtà senza salvezza, dominata da vizi e perversioni, brutalità e corruzione. E se Giscard d’Estaing ricordò a Mitterrand che nessuno può avere il «monopolio del cuore», Quadruppani dimostra come non sia neppure questo il problema: perché non c’è più un cuore di cui valga la pena arrogarsi il monopolio.
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Monday, December 21st, 2009
Tommaso de Lorenzis presenta
ALTAI
di Wu Ming (Einaudi 2009)
Saranno presenti (alcuni tra) gli autori.
È quando la terra sta per tremare, e il mondo intero vacilla.
Quindici anni dopo l’epilogo di Q.
Venezia, Anno Domini 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna. E’ l’Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, “l’anima rigirata come un paio di brache”. Costantinopoli sarà l’approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d’Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione.
Intanto, ai confini dell’impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l’ultimo appuntamento con la Storia. Ha appesa al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli.
Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.
Wu Ming, il collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò “Luther Blissett”, torna nel mondo del suo primo romanzo.
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Tuesday, December 15th, 2009
5 X 100
MANIFESTI SENZA COMMITTENTE
di Federico Proietti
durante la serata
DJ & LIVE SET
a cura di Rawraw music
e PERIFEZIE
poesie dette per te - un ascolto movimentato
performance poetica per juke-box umani e portavoce
di Rita Iacomino, Alex Mendizabal e David Santoro

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Monday, December 14th, 2009
Note a margine di Lo Stato, di Pëtr Kropotkin, Galzerano editore, (2008)
di Peppe Allegri
“È soprattutto la questione dello Stato quella che divide i socialisti”: così quasi l’incipit di Lo Stato, pamphlet (riproposto per i tipi di Galzerano editore, 2008, 10 €, pp. 105) che raccoglie la “conferenza mancata” di Pëtr Kropotkin, invitato a Parigi nel 1897 dai suoi compagni anarchici, ma respinto dal governo della III Repubblica francese, come ospite indesiderato. Del resto quelli erano gli anni dei tumulti insurrezionali in giro per l’Europa, dei “sovversivi” che verranno massacrati dalle cannonate di Bava Beccaris, di socialisti e anarchici che si organizzano per cambiare – chi volendo riformare, chi volendo abbattere – le istituzioni; monarchiche o repubblicane che siano. E Kropotkin parte dalla spaccatura del movimento anarchico e socialista sulla possibilità di “compiere la rivoluzione sociale nell’orbita dello Stato”, ovvero di “abolirlo”, questo Stato. Inutile nascondere che nella ricostruzione del principe russo si parteggia per il superamento-abolizione dello Stato e la fondazione di nuove istituzioni, per “organizzarsi sulle basi del libero accordo, della libera iniziativa dell’individuo, della libera federazione degli interessati”.
È un’ampia e al contempo sintetica ricostruzione storica delle forme di organizzazione delle società quella che ci propone Kropotkin, che non a caso aveva titolato il volume “L’Ètat, son rôle historique”; assegnando quindi una dimensione temporale allo Stato e alla sua ideologia, con un inizio databile con l’Impero romano, e una fine che si auspicava immediata. In particolare è un modo per raccontare la Storia delle esperienze di organizzazione alternative al dominio sovrano dell’autorità statale, dalle tribù ai movimenti operai e socialisti di fine Ottocento: il possesso comune della terra; il comune di villaggio; il movimento comunalista del XII secolo; i comuni e le città libere che poi si federeranno sulla base di liberi accordi; le guilde dell’autorganizzazione sociale; le fratellanze, la nuova comune a venire. Tutte istituzioni condivise dai consociati, fuori dal comando e dall’obbedienza alla “tradizione imperiale, romana e canonica”, che obbliga a idolatrare Stato e Chiesa, dentro modi di produzione delle regole che non siano centralizzati, autoritari e gerarchico-piramidali. Perché il bello dell’impostazione di questo volumetto è nella capacità di affiancare un’inedita ricostruzione delle istituzioni, insieme con un’analisi degli strumenti regolativi che una comunità associata si dà, al di là del normativismo della legge statale.
Si possono leggere molte cose dentro queste novanta assai ricche pagine. In controluce può intravedersi il contesto culturale in cui nasce l’”istituzionalismo” di Santi Romano in Italia e di Maurice Hauriou, Léon Duguit e Adhémar Esmein in Francia. Le masse organizzate che vogliono entrare da protagoniste nella vita politico-istituzionale e gli accademici giurisperiti che reagiscono codificando il droit social e immaginando un “pluralismo istituzionale” che non può, e non vuole, fare a meno dello Stato sovrano. Eppure si scorgono le sperimentazioni del socialismo municipale strappato dentro la Terza Repubblica, tra l’autorganizzazione operaia per i primi servizi comuni e i municipi rossi che verranno. C’è intorno il sincero slancio di laicismo e di autonomia della tradizione radicale francese. Aleggia poi una sensazione di pericolo per la tendenza di una parte dei socialisti a prendere la strumentazione statale come meccanismo per operare la trasformazione sociale; e come non pensare a quello che succederà dopo il 1929 negli States e dopo la seconda guerra mondiale in Europa, con il grande patto sociale fordista tra capitale e forza lavoro, in un’ottica keynesiana. E sembra inaspettatamente tornare di attualità il confronto con le soluzioni socialdemocratiche, se anche Tony Judt, nell’ultimo numero dell’anno di The New York Review of Books, si interroga, quasi crocianamente, su ciò “che è vivo e ciò che è morto delle socialdemocrazie”, finendo col prospettare un’ambigua “socialdemocrazia della paura”1.
Ma poi, soprattutto, ci sono pagine splendide di ribellione contra l’oppressiva burocrazia statale e la funzione iper-regolativa dello Stato, che sembra anticipare di un secolo alcune critiche all’ipertecnicismo normativo delle istituzioni comunitarie, in particolare della Commissione. Quindi un’esortazione continua a rifiutare l’educazione alla servitù volontaria, all’obbedienza, al comando e alla disciplina che rendono schiavi. Si potrebbe tornare a Etienne de la Boétie e il suo Contr’un, ovvero Discorso sulla servitù volontaria; ma anche guardare a noi e alla Millennium People del compianto Ballard, o all’elogio delle affinità nei “nuovissimi movimenti sociali” narrate da Richard J.F. Day, piuttosto che al Commonwealth che verrà, raccontato da Negri e Hardt, o all’Anarchy in the EU di Alex Foti, che in questi giorni marcia su Copenhagen, per la giustizia climatica e sociale nell’intero pianeta.
Suggestioni che in ogni caso ci danno un più ampio respiro, se paragonato all’afonia della sinistra politica e intellettuale italiana, incapace di pensare fuori dai dogmi del partito, dello Stato e del lavoro, terribili parole che essa stessa a contribuito a stravolgere nell’assordante silenzio, quando non nell’inetta azione, che ha contraddistinto il suo atteggiamento nel lungo trentennio ultra-liberista.
A dieci anni da Seattle e a un secolo in più dalle pagine di Pëtr Kropotkin c’è un’altra immaginazione, assai lontana da quella della sinistra tradizionale, da mettere in campo per pensare e praticare le nuove istituzioni dell’autonomia e della libertà nella giustizia sociale, a partire da inedite “fratellanze” possibili sulla questione sociale al tempo della crisi.
[1]Tony Judt, What is Living and What Is Dead in Social Democracy?, in The New York Review of Books, vol. LVI, n° 20, pp. 86-96; in rete: http://www.nybooks.com/articles/23519.
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Thursday, December 10th, 2009
TRAGICA DOMENICA
Un appuntamento con le tragedie di Shakespeare e la loro trasposizione cinematografica
King Lear
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Wednesday, December 9th, 2009
Il Babau è l’ultima frontiera nella politica dell’ansia. Semplice e primordiale paura. Diverso dal terrore, più simile alla goccia che ti cade in testa e pian piano ti porta inconsapevolmente alla pazzia…
Per guardarsi dal Babau, per combattere la paura, Collane di Ruggine ha prodotto assieme al progetto paura.anche.no un volume di 30 cartoline staccabili contenenti ognuna un racconto sulla politica della paura e un’illustrazione di Alessio Spataro, Marco Soldi, Marco Corona e molti altri ancora.
Sabato 9 gennaio alle 21 alla Libreria Flexi, in Via Clementina 9 a Roma, saranno presentate le cartoline Il Babau - Paura del buio?!. Saranno presenti autrici e autori, illustratrici e illustratori e anche alcun* partecipanti a Collane di Ruggine e a paura.anche.no.
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Tuesday, December 8th, 2009
Partiamo dal megafono. Cos’è il megafono?
Strumento a forma di cono che serve per amplificare la voce.
Passiamo alla grafica. Cos’è la grafica?
La grafica è un megafono, un megafono per la vista.
Inaugurazione della mostra di manifesti stampati a mano, in serigrafia artigianale, del progetto 5x%, di Federico Proietti.
Ognuno avrà la possibilità di scegliersi il manifesto che preferisce e portarselo a casa.
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Monday, December 7th, 2009
Presentazione di
LE TIGRI DI TELECOM
Dossier, investicazioni e assalti informatici. La sicurezza italiana e le sue deviazioni attraverso un eclatante scandalo mediatico
di Andrea Pompili (Stampalternativa 2009)
Interverranno l’autore e Federico Sesler, redattore della community Ready64.org.
“Vedrà, alla fine tutto si ridurrà a una questione di tre amici al bar”.
Con questo avvertimento Telecom comunicava all’autore di aver trovato la sua zona grigia e di essere disponibile a tutto perché tale rimanesse. Il problema di capire chi ne avrebbe fatto parte fu delegato alla Procura di Milano, in quel momento sulle tracce di dossier, intercettazioni e incursioni informatiche per quello che sarebbe diventato lo “scandalo Telecom-Sismi”. Ma come si è arrivati a tutto questo? La sfida della sicurezza aziendale e delle sue deviazioni viene ricostruita attraverso l’esperienza diretta dell’autore, coordinatore del progetto Tiger Team di Telecom Italia: il gruppo che, secondo le accuse, avrebbe preso di mira diverse realtà aziendali tra cui “Il Corriere della Sera”.
il blog del libro
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Wednesday, December 2nd, 2009
Il Flexi sarà chiuso fino al 6 gennaio 2010.
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Tuesday, December 1st, 2009
I Bianciardini sono i pamphlet scritti da Luciano Bianciardi ed altri, che oggi la Fondazione Bianciardi e StampAlternativa distribuiscono a un centesimo l’uno per posta a chi li richiede, come le fanzine anarchiche. Ci sono delle chicche anche sul sito dei Bianciardini. Ad esempio, il pdf de “Il lavoro culturale” scaricabile da qui.
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Tuesday, December 1st, 2009
La serata del 31 dicembre 2009 (quasi 2010) prevede
> dalle ore 21 cenone a buffet
Per partecipare al buffet
È OBBLIGATORIO PRENOTARE ENTRO LE 24 DEL 29 DICEMBRE
chiamando lo 0648913254 o scrivendo a info@libreriaflexi.it
Il numero dei posti è limitato.
> dopo la mezzanotte
Musica a cura di Lorenzo
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