Archive for January, 2010

sabato 27 febbraio e domenica 28 febbraio 2010 dalle 18.30 alle 20.30

Wednesday, January 27th, 2010

L’Associazione culturale “La canoa di carta” presenta

Sartacarta e le storie senza parole

atelier di costruzione di libri animati di e con Roberta di Domenico De Caro

 

 popup600.JPGSi può comunicare visivamente e tattilmente, solo con i mezzi editoriali di produzione di un libro? Ovvero: il libro come oggetto, indipendentemente dalle parole stampate, può comunicare qualcosa? E che cosa?”

Bruno Munari

Sartacarta e la storia senza parole” è un atelier di costruzione di libri animati finalizzato alla realizzazione di racconti per immagini visive e tattili, rivolto a grandi e piccini e a tutti coloro che hanno voglia di sperimentare le possibilità che la carta offre.

Pensato per chi vuole conoscere gli strumenti della didattica laboratoriale, per gli operatori dell’infanzia, ma anche e sopratutto, per coloro che hanno semplicemente voglia di “creare”, il laboratorio è uno spazio e un tempo nel quale sperimentare nuovi canali narrativi e nel quale trovare la chiave per schiudere nuovi immaginari …

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venerdì 26 febbraio 2010 ore 19

Tuesday, January 26th, 2010

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giovedì 25 febbraio 2010 ore 19

Sunday, January 24th, 2010

25 febbraio: Newroz al Flexi

mercoledì 24 febbraio 2010 ore 18.30

Sunday, January 24th, 2010

Gaja Cenciarelli presenta con l’autrice

FETISH SEX

di Cristiana Danila Formetta
Prefazione di Francesca Mazzucato
Ed. L’orecchio di Van Gogh, 2009

Le origini del fetish risalgono agli anni ‘20 quando, per reagire al proibizionismo, l’America meno puritana decise di rincorrere un divertimento anche più pericoloso del consumo di alcolici. In questo clima di repressione sociale e sessuale, il fetish attecchì e si diffuse in fretta, proprio come un’erba cattiva. Nel periodo che va dagli anni ‘30 agli anni ‘60, sulle pagine delle riviste rivolte al pubblico femminile, si cominciò a scrivere esplicitamente di solitudine, omosessualità e amori che non sempre avevano un lieto fine. Ma con gli anni ‘60 i tempi erano maturi per un cambiamento, ed il fetish, lo spanking, il bondage, vennero ampiamente sdoganati da fumetti cult come Guendalina, eroina vestita di pelle nera e armata di frusta, e da una moda che mescolava pelle, plastica e borchie, capi dell’abbigliamento S/M che ritroviamo attuali anche oggi. È all’interno di questo immaginario che si dipanano gli otto racconti di Cristiana Formetta.

domenica 21 febbraio 2010 ore 18.20

Thursday, January 21st, 2010

hopper2.jpgEDWARD HOPPER
LEZIONE SULL’ARTE AMERICANA

Con la storica dell’arte Roberta Bernabei
Presidente Ass. Cult. Eos
Quota di partecipazione: 10 euro + tessera associazione (5 euro).
Partecipazione solo su prenotazione.

Una lezione sull’arte americana per introdurre l’arte di Edward Hopper, le cui opere saranno in mostra al Museo del Corso dal 16 febbraio. I silenzi, le solitudini e i paesaggi delle metropoli, nelle quali l’uomo e la città convivono spesso senza incontrarsi, accompagnano l’esposizione di 160 opere di Hopper tra autoritratti, le prime opere, le opere parigine, l’erotismo, il passaggio dal disegno alla tela, i concetti essenziali e la riflessione sulla “cultura americana”, dai primi anni del ‘900 fino agli anni ‘60, quando Hopper muore. Da non perdere.

sabato 20 febbraio 2009 ore 19

Wednesday, January 20th, 2010

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giovedì 18 febbraio 2010 ore 19.30

Monday, January 18th, 2010

Incontro con la scrittrice

CHICCA GAGLIARDO

a seguire
videoproiezione di ombre di Annalisa Mazzoli
a cura del gruppo di lettura Amarganta

Chicca Gagliardo, giornalista e scrittrice, vive a Milano e si occupa di cultura e costume. Ha lavorato per molti giornali femminili e attualmente collabora con “Glamour”. Come scrittrice ha dato vita a un originale stile surreale e onirico con il quale mette in luce i lati nascosti della realtà. Da Nell’Aldilà dei pesci. Cronache di donne stregate sono nati la mostra Immagini dall’aldilà dei pesci al Mart di Rovereto, con quadri, foto e video ispirati ai personaggi, e il corto Nell’aldilà di Flavia Mastrella e Antonio Rezza presentato a giugno 2008 alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.
Nel suo primo romanzo, Lo sguardo dell’ombra (2008) Chicca Gagliardo ha creato un universo fantastico e intensamente reale, dipingendo con meticolosa immaginazione scenari metropolitani dove un’umanità dolente pare condannata a costruire la propria infelicità.

“Universi quasi paralleli” di Antonio Caronia

Wednesday, January 13th, 2010

La recensione a “Universi quasi paralleli” di Antonio Caronia 

L’ultimo libro di Antonio Caronia, appena uscito per Cut-up edizioni, propone una lettura certo idiosincratica ma non del tutto isolata della fantascienza. In attesa della ristampa integrale della collezione della rivista Un’ambigua utopia (1977-1982), annunciata presso le edizioni Mimesis, ci si può intanto confrontare con un percorso di articoli e saggi scritti fra il 1981 e il 2005.

La fantascienza, che alle sue origini e per molti decenni ha saputo esprimere al meglio l’immaginario della società industriale, sognando un’espansione illimitata delle forze produttive, uno sviluppo potenzialmente infinito della scienza e della tecnica, ha anche saputo registrare la crisi di quel modello titanico e prometeico, cantandone il tramonto e l’avvento di nuove preoccupazioni e di nuovi scenari dell’immaginario: le tematiche dell’equilibrio ecologico del pianeta scosso e minacciato, la contaminazione delle tecnologie coi corpi. E si è innestata perciò, a un certo punto, anche con le pratiche più radicali dei movimenti di opposizione, fornendo spunti e complicità alle operazioni di fake, di détournement, di nomi collettivi.

Muovendosi fra letteratura e analisi politica, fra espressione artistica e partecipazione alla scena controculturale, Antonio Caronia ha seguito per oltre trent’anni il filo rosso dei cambiamenti in atto. In questo libro raccoglie per la prima volta una selezione degli scritti (inediti in volume) che meglio hanno saputo interpretare il nesso fra scrittura e lotte sociali, fra avanguardia artistica e innovazione tecnologica: dai maestri della fantascienza come P.K. Dick, Samuel Delany, Ursula Le Guin, alle beffe mediatiche di Luther Blissett, da un raffinato uso del falso all’analisi del cyberpunk e del concetto di virtualità. È significativo che alcune fra le più paradossali di queste operazioni si siano mosse nell’ambito del design, una pratica che da sempre combina attenzione per la tecnologia, sensibilità al mutamento sociale e invenzione linguistica.

Martiri, viaggiatori e ribelli

Wednesday, January 13th, 2010

di Tommaso de Lorenzis (da l’Unità)

Sono storie di perseguitati e proscritti, di esuli e dissidenti. Sono racconti di carneficine e massacri, di fughe precipitose e peregrinazioni estenuanti. Compongono le trame di tre titoli che, a dispetto della diversità di generi e stili, si richiamano in un gioco di suggestive assonanze, piazzandosi ai piani alti delle rispettive classifiche di vendita. Se l’accostamento tra La mano di Fatima dello scrittore spagnolo Ildefonso Falcones e Altai dell’atelier Wu Ming può risultare ovvio, inaspettata appare la corrispondenza tra la coppia di romanzi e Scintille, l’ultimo lavoro del giornalista Gad Lerner. Le analogie sul versante romanzesco dell’ipotetico trittico narrativo sono evidenti. Falcones e Wu Ming scelgono il XVI secolo come ambientazione dei loro intrecci, con uno scarto temporale praticamente nullo: in un caso siamo nella Spagna del 1568, nell’altro a Venezia nell’anno del Signore 1569.

I due libri, quindi, si collocano agli antipodi del medesimo scacchiere politico. Le rivolte dei moriscos andalusi trovano un’eco nella Costantinopoli di Altai, mentre la presa di Cipro e la battaglia di Lepanto causeranno – anche se indirettamente – la sconfitta della sollevazione musulmana in Spagna. Tuttavia, al di là della pur significativa consonanza di contesto, suona stupefacente la somiglianza dei protagonisti. Ex agente della Serenissima costretto a un’imprevedibile fuga, Emanuele De Zante – io narrante di Altai – patisce lo smarrimento di un’identità sospesa tra due fedi: quella cristiana del Leone di San Marco e quella della diaspora ebraica che ha trovato rifugio a Costantinopoli. Sotto il cielo del medesimo intreccio di culti e culture si muove il morisco Hernando Ruiz, figlio di una musulmana violentata da un prete cattolico. Cresciuto nella dissimulazione del proprio credo islamico, Ruiz subirà alterne, dolorose sventure che lo porteranno a pregare rivolto verso la Mecca e a invocare i chiodi della croce di Cristo, salvo poi scoprire che la verginità di Maria è un dogma riconosciuto da entrambe le religioni. Abiura e apostasia cessano così di valere da infami apposizioni del Rinnegato per farsi legittimi presupposti della convivenza tra diversi.

Il gioco d’identità sfuggenti e i conseguenti conflitti interiori legano saldamente questi spaccati romanzeschi del Mediterraneo cinquecentesco. “Lo sguardo di Hernando vagava sui presenti, musulmani e cristiani. Chi era lui?”, domanda il narratore de La mano di Fatima a proposito dell’uomo che i cattolici giudicano un infedele e i confratelli moriscos appellano con disprezzo il “Nazareno”. “La fuga era una crisalide, ma il bruco non diveniva farfalla: soltanto un altro bruco”, risponde – dall’altro estremo del Mare Nostrum – l’io narrante di Altai, esplicitando dubbi e incertezze sulla natura del mutamento. Dunque, chi sono costoro? Chi sono davvero questi (dis)simulatori e apolidi, martiri e convertiti, ribelli e viaggiatori? Chi sono coloro che continuano il cammino “con parole cangianti e nessuna scrittura”, recando il fardello di tanti nomi e troppi battesimi?

Come risposta, esitante e pensosa, a questi interrogativi procede l’avvincente narrazione di Scintille. Non è un caso che il sottotitolo reciti “Una storia di anime vagabonde”, omaggio alla dottrina chassidica delle anime inquiete che vagano nell’erranza chiamata gilgul dai mistici della Qabbalah. A debita distanza dalle secche di un’autobiografia colta e vezzosa, lontano dalla monotonia “di un’altra saga familiare ebraica nei gironi infernali del Novecento”, Lerner intraprende un cammino nello spazio e nel tempo: sui luoghi della memoria, sì, ma con lo sguardo saldamente rivolto al futuro. “Nessuno può tornare indietro. Era avanti che bisognava guardare”, scrive Wu Ming. “Si deve viaggiare in avanti, facendo un uso parsimonioso della retromarcia”, corregge lievemente il tiro il conduttore de L’infedele. Il senso, però, non cambia e l’invito a liberarsi dal malinconico gravame dell’Esiliato è lo stesso. Da Beirut alla Galizia orientale, dai tramoniti libanesi alle foreste ucraine, Scintille illustra le vicende dei Lerner e dei Taragan, la famiglia materna dell’autore, rimbalzando senza posa tra fatti privati e grandi eventi della Storia. L’oscuro oggetto del racconto giace oltre quel silenzio – disarmato e anestetico – con cui i Lerner, trapiantati in Medioriente, avvolsero l’eliminazione dei consaguinei nel mattatoio nazista di Boryslaw e Leopoli.

“Gilgul”, l’erranza
Ed è a questo punto che la dominante della tragedia parrebbe collegare i tre titoli in un funesto catalogo d’ingiustizie, violenze e abiezioni perpetrate sul crinale in cui la domanda “Chi sei?” diventa la linea che separa la vita dalla morte. Eppure, c’è dell’altro, qualcosa che ha a che fare con la fine del vagare e l’avverarsi delle promesse. Lascia stupiti come la sfiducia nei confronti del “messianismo politico” vibri con uguale intensità nelle pagine di Altai e in Scintille. Poco importa che sia l’utopia d’un regno libero nel Mediterraneo del Cinquecento o la realtà di Eretz Israel. E poco importa che si tratti dei vagheggiamenti di Giuseppe Nasi, il potente giudeo introdotto alla corte del Sultano, o della ferocia di Ariel Sharon. L’inquieta sfiducia che monta nei confronti del separatismo statuale – illuminato ed “entusiasta” o ultranazionalista e finanche razzita – attraversa Altai e riverbera con sfumature differenti in Scintille. In questo senso, il gusto amaro della sconfitta non fa in tempo a impastare la bocca, perché il rumore della tenace lotta di sempre già riecheggia nelle parole che Primo Levi consegnò, nel 1984, al giornalista de “L’Espresso” Gad Lerner: “Bisogna che il baricentro d’Israele torni fra noi ebrei della Diaspora, che abbiamo il compito di ricordare ai nostri amici israeliani il filone ebraico della tolleranza”.

“Potere assoluto” di Manuele Bonaccorsi

Tuesday, January 12th, 2010

La recensione de Il Carattere a Potere assoluto. La protezione civile al tempo di Bertolaso di Manuele Bonaccorsi (Edizioni Alegre, 2009).

Che cosa accomuna la preregata della Louis Vuitton cup a Trapani, il G8 della Maddalena (mai avvenuto), quello de L’Aquila, il terremoto del 6 aprile e il Papa? La risposta è Guido Bertolaso e la Protezione civile. Ente creato, o meglio, modificato ad hoc dal governo Berlusconi per poter stanziare finanziamenti a nove zeri senza il controllo preventivo degli organi istituzionali.

Nel libro Potere assoluto, la Protezione civile al tempo di Bertolaso, Manuele Bonaccorsi, redattore del settimanale Left, traccia un documentato ritratto di una macchina gigantesca e potente, che, grazie a decreti e ordinanze, può agire indisturbata in forza di situazioni di emergenza come calamità naturali o di dichiarazioni (discrezionali) di “grandi eventi”.

Il suo capo, Guido Bertolaso, diventa così il Re Sole dei nostri giorni, il “legibus solutus”, che può disporre di fondi pressoché illimitati e poteri di ordinanza non soggetti al vaglio della Corte dei conti o della Corte costituzionale. Un sistema di potere che si regge sulla possibilità di elargire finanziamenti in deroga alle leggi (fino a riscrivere anche norme sull’ordine pubblico come nel caso di Napoli), ai regolamenti per la concessione degli appalti e ai diritti dei lavoratori (vedi G8 della Maddalena).

L’inchiesta di Bonaccorsi parte dalle radici, che affondano negli anni ‘50, quando la Protezione civile doveva essere un organismo militare parallelo per prevenire e ostacolare “la scalata comunista ai posti e alle posizioni di comando e responsabilità” (che ricorda molto Gladio). Per arrivare ai giorni nostri, il Giubileo, le trasferte del papa, i cosiddetti “grandi eventi” come il quattrocentenario della nascita di san Giuseppe da Copertino diventano avallo di ordinanze e decreti che stanziano milioni di euro per appalti concessi a imprenditori amici, come nel caso dei mondiali di nuoto di Roma. Un immenso giro di affari e fabbrica di consensi.

L’ultimo capitolo è dedicato a L’Aquila, forse il più evidente esempio dell’azione della Protezione civile nel controllo del territorio. Dalla gestione rigida e “paramilitare” dell’emergenza, alla totale autonomia e discrezionalità nella fase seguente: una città stravolta nel suo tessuto sociale dal sisma a causa di una prevenzione che non c’è stata. Una città che rischia di morire, sfilacciata, a colpi di decreto, in 20 new town, mentre la ricostruzione è ancora lontana dal cominciare.

giovedì 11 febbraio 2010 ore 20.30

Monday, January 11th, 2010

Il gruppo “Maddecheaoh!!!” di Anobii presenta

LETTURA IN MUSICA

7-8 baldi anobiiani si offrono volontari per leggere un brano che sia in qualche modo legato ad una canzone. Il programma è in costruzione su Anobii, ovviamente. Basta cliccare qui.

aNobii è una rete sociale su Internet dedicata ai libri.
Gli utenti iscritti possono mettere in linea la propria libreria attraverso i codici ISBN o un motore di ricerca interno, condividendo recensioni, commenti, votazioni, dati sull’acquisto e sulla lettura, lista dei desideri e suggerimenti con altri utenti, direttamente o attraverso gruppi. Il nome aNobii deriva dal nome dell’Anobium punctatum, il “tarlo della carta” espressione usata nei paesi anglosassoni per indicare chi passa molto tempo sui libri. Leggi cosa ha scritto Nicola Lagioia su Anobii qui.

La ferita

Sunday, January 10th, 2010

Il Corriere del Mezzogiorno scopre il “gomorrismo”, il genere letterario di denuncia nato sulla scia del libro di Saviano. Lo fa citando una corrosiva recensione a “La ferita” uscita su Napoli Monitor, un mensile gratuito militante di Napoli fatto con cura e grande umiltà, senza toni declamatori. E’ uno dei prodotti di una Napoli semisconosciuta che, quando vuole “normalità”, non intende “normalizzazione”, il perbenismo della brava gente: anche i conflitti sociali sono normali, o dovrebbero esserlo. Perciò è interessante leggere cosa pensano loro del gomorrismo. Ecco la recensione, firmata da Luca Rossomando.

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venerdì 5 febbraio 2010 ore 19

Tuesday, January 5th, 2010

Guido Liguori e Roberto Ciccarelli presentano

SENZA DEMOCRAZIA
Un’analisi della crisi

di Alberto Burgio (DeriveApprodi, 2009).
Sarà presente l’autore.

“Una guerra contro il lavoro. La rivincita del capitale sulle conquiste sociali del ciclo precedente. E’ questa, in definitiva, la cifra con cui Alberto Burgio legge ed interpreta la grande trasformazione neoliberista degli ultimi 30 anni. La situazione italiana è, se possibile, ancora più drammatica. Se oggi siamo un paese intossicato e assuefatto a tutto è anche a causa del vuoto lasciato a sinistra. Fra le sue cause recenti vi sarebbe per Burgio un antico vizio nazionale: il trasformismo.” (dalla recensione di Salvo Leonardi).

Alberto Burgio si è laureato in Lettere Moderne a Pavia e in Filosofia a Milano. Dal 1989 al l993 ha svolto la propria attività, in qualità di Ricercatore, presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Urbino. Dal 1993 è Professore di Storia della Filosofia Contemporanea all’Università di Bologna.

2009: la classifica!

Tuesday, January 5th, 2010

I libri più venduti al Flexi nel 2009:

1) Come cambia l’America
2) Nessuna scuola mi consola
3) Uomini che odiano le donne
4) Auroralia
5) Clandestini
6) Altai
7) Diversamente occupati
8) Le correzioni
9) Accabadora
10) Iran. La resa dei conti
11) Middlesex
12) I think tank
13) Le figlie di Lilith
14) La Baia dei pirati
15) Giulia e Maria
16) La regina dei castelli di carta
17) Compagno Darwin
18) La mia vita disegnata male
19) Anarchy in the EU
20) La ragazza che giocava con il fuoco

Classifica dall’inizio (dicembre 2007):

1) Mattia Diletti, Martino Mazzonis, Mattia Toaldo - Come cambia l’America
2) Neil Swaab - Mr. Wiggles
3) Stieg Larsson - Uomini che odiano le donne
4) Carlo Costa e Lorenzo Teodonio - Razza partigiana
5) Banksy - Wall and Piece
6) Jonathan Franzen - Le correzioni
7) Chiara Valerio - Nessuna scuola mi consola
8) Gaja Cenciarelli (a c. di) - Auroralia
9) Marco Di Domenico - Clandestini
10) Wu Ming - Altai
11) Arnald - Diversamente occupati
12) Agota Kristof - Trilogia della città di K.
13) Calendario 2009 Orecchio Acerbo
14) Michela Murgia - Accabadora
15) Roberto Saviano - Gomorra
16) Antonello Sacchetti - Iran. La resa dei conti
17) Jeffrey Eugenides - Middlesex
18) Mattia Diletti - I think tank
19) Stieg Larsson - La ragazza che giocava con il fuoco
20) Valeria Palumbo - Le figlie di Lilith

mercoledì 3 febbraio 2010 ore 18.30

Sunday, January 3rd, 2010

Presentazione di

LA LUNGHEZZA DELL’ONDA
Fine della sinistra e nuovi movimenti

di Francesco Raparelli, con una prefazione di Toni Negri
(Ponte alle Grazie, 2009)
Con l’autore, intervengono Francesco Sinopoli e Marco Bascetta

L’Onda e i nuovi movimenti in Italia e in Europa, hanno un vero e proprio programma? Come possono tradurre, e come già stanno traducendo, il conflitto in pratica politica, la protesta in proposta? Che lettura danno dell’attuale crisi finanziaria, delle nuove condizioni del lavoro globalizzato, della morte del welfare, del penoso stato della politica dei partiti, della «fine della sinistra»? Nessun libro come La lunghezza dell’Onda, piccolo e sfrontato manifesto politico scritto da uno dei leader del movimento, Francesco Raparelli, risponde con tanta ambizione e, occorre dire, tanta sapienza a queste domande.

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Siamo a Roma, in via Clementina 9 al rione Monti.
Aperto da mercoledì a domenica dalle 18 alle 24.
Il venerdì e il sabato fino all'una. Chiuso il lunedì e il martedì.
06 489 132 54 - info@libreriaflexi.it
Come arrivare e informazioni sulla ZTL del Rione Monti.

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