Veltroni il piccolo principe
Walter Veltroni è oggi - oltre che un leader politico - un genere letterario. Le librerie si affollano di libri di Veltroni e su Veltroni. L’ultimo uscito, che aspira anche ad essere il più completo, è “Veltroni il piccolo principe”, edito da Sperling & Kupfer e scritto da tre bravi giovani giornalisti.
Il “piccolo principe” del titolo è a metà tra lo stralunato bambino sognatore di Saint-Exupery e lo spietato e “politico puro” di Machiavelli: quello che esce fuori dal libro è un personaggio ambiguo. Intriso di politica e antipolitico fin dagli esordi, uomo di apparato, ma anche l’unico del Pci capace di comunicare in senso “televisivo”, “buono” e però anche spietato quando serve. Capace, soprattutto, di sottrarsi alle sconfitte o almeno alla “memoria storica” delle sconfitte, trasformandole mediaticamente in vittorie. Capace di “aspettare” sulla riva del fiume per vedere passare il cadavere del nemico.
In qualche modo il libro, pur non essendo né un’apologia veltroniana né un pamphlet contro il sindaco di Roma, è obbligato ad essere veltroniano nella sostanza, pieno di “ma anche” e di “al tempo stesso”, per descrivere un politico che alla fine è difficile sia idolatrare che demolire.
Le parti migliori del testo sono quelle ricche di aneddoti, soprattutto quelle che scavano nel passato più remoto del segretario del PD: Veltroni bambino, Veltroni e le donne, Veltroni nella Fgci, Veltroni negli anni ‘80. Il libro, ben documentato, scorre e si legge con piacere, seppure a volte ci sono ripetizioni, evidentemente dovute alla molteplicità degli autori, e alcune parti sarebbe stato meglio ridurle.
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