Gruppo di lettura
Sabato 10 maggio 2008 ore 17
Gruppo di lettura
L’incontro del Gruppo di lettura del 10 maggio alle ore 17.00 è dedicato al dibattito sul libro che abbiamo letto questo mese “La rilegatrice dei libri proibiti” di Belinda Starling.
A seguire Alessandra Faini, storica dell’arte e guida turistica, introdurrà il romanzo scelto per il prossimo mese, “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery.
Proprio da uno dei capitoli centrali del libro, che ruota attorno ad un inaspettato invito a cena e ad una natura morta che accoglie una delle protagoniste a casa di un misterioso giapponese, nasce lo spunto per una lettura approfondita del romanzo. La presentazione del quadro in questione e una chiacchierata sul genere della natura morta, possono fornire una chiave di lettura insolita a quest’opera letteraria, che sembra trovare proprio nella scelta pittorica della natura morta un suo incantevole pendant.
2 Commenti per “Gruppo di lettura”
da Paola il May 27, 2008 | Rispondi
Cercherò di riportare di seguito il resoconto della riunione del gruppo di lettura, invitando i partecipanti ad integrarlo con le loro impressioni.
Il libro è stato apprezzato nel complesso per la storia avvincente e la narrazione scorrevole, si legge velocemente e con curiosità, tuttavia siamo d’accordo nel fatto che la prima parte è sicuramente migliore della seconda. Gli eventi che si sono precipitosamente susseguiti a conclusione della vicenda, pur funzionando come una serie di colpi di scena, sono risultati forse un po’ forzati e poco convincenti.
A me personalmente resta un grande dubbio: l’autrice ha voluto dare molto risalto alla materia del “proibito” ma si tratta solo di un espediente narrativo oppure l’avvicinarsi al proibito di Dora, la protagonista, le fornisce la spinta decisiva al cambiamento? In un primo momento avevo pensato che era questa seconda ipotesi la vera intenzione dell’autrice, ma poi andando avanti con la narrazione la materia del proibito viene di nuovo emarginata, come qualche cosa da tenere lontano, perché collegata alle insane passioni di tipacci perversi e malati (vds. il libro rivestito in pelle umana). Comunque anche il riscatto finale di Dora lascia da pensare, forse la mia è una prospettiva un po’ troppo moderna ma per una donna si può parlare veramente di emancipazione quando in definitiva si libera solo dal mondo maschile? Avevo pensato che la liberazione dal giogo maschile fosse una prospettiva vetero-femminista ormai superata, che la vera conquista è invece la convivenza e il rispetto reciproco. Questo apre la possibilità di un’altra chiave di lettura del romanzo: la consolatoria comunità femminile. Dora trova vera comprensione solo tra donne, il sostegno le viene da altre donne, la sua vita finirà tra le donne: anche l’iniziale rimpianto per la passione perduta si trasformerà in un sentimento di consapevole nostalgia.
Insomma, credo che avrei accettato certe conclusioni se il romanzo fosse stato scritto da una contemporanea di Jane Austen, ma il fatto che la scrittrice (purtroppo precocemente scomparsa) appartenga ai nostri giorni non mi rende condivisibili le sue argomentazioni, che a me sono sembrate ideologicamente fuori tempo.
Giustamente su questo punto Claudia ci ha fatto riflettere che forse questo romanzo deve essere letto con lo spirito del romanzo vittoriano, come se effettivamente fosse scritto da una donna della seconda metà dell’ottocento, in questo modo la mano della scrittrice (che invece è nostra contemporanea) non si sente ed è questo un punto certamente a suo favore.
Terminato il nostro dibattito, Alessandra, una ragazza del gruppo ci ha offerto una interessantissima introduzione a “L’eleganza del riccio” (di M. Barbery): da storica dell’arte ci ha brevemente tratteggiato lo sviluppo del genere pittorico della natura morta e come, nella pittura fiamminga del seicento, riesce a superare la funzione strettamente decorativa per fissare l’atmosfera di quieta armonia della vita domestica e delle dimore olandesi del tempo. Tutto questo per arrivare al capitolo del libro che si intitola “D’oro opaco” dove Renée viene folgorata dalla riproduzione di una natura morta di Pieter Claesz che monsieur Ozu tiene appesa nell’ingresso di casa sua. Il quadro di Claesz (purtroppo non posso allegare una immagine del quadro, ma la trovate a questo link http://www.wga.hu/frames-e.html?/html/c/claesz/index.html e il titolo è “Still-life with Oysters”) non è altro che la rappresentazione in pittura di quella perfetta, totale e coinvolgente bellezza racchiusa in un attimo, in un istante che le due protagoniste, Reneé e Paloma, vanno disperatamente cercando in questo mondo che sentono sempre più estraneo alla loro natura sensibile e delicata.
Per chiudere l’incontro la nostra Lila ci ha letto la sua poesia intitolata “Dai porti” che non riproduco qui perché preferisco lo faccia direttamente lei.
da ilaria il May 29, 2008 | Rispondi
Vorrei aggiungere al commento di Paola una mia osservazione espressa già nella riunione del gruppo di lettura.Anche a me è sembrato che la prima parte del libro promettesse meglio di come invece prosegue la seconda parte.In particolare trovavo bella la forza e insieme la fragilità tipicamente femminili della protagonista, una moglie che per il bene del marito e della propria figlia si avventura in un mondo maschile e dunque a lei proibito, che la spaventa ma al tempo stesso l’attrae perchè la sua intelligenza le consente di comprenderlo (suggestiva la scena in cui si trova davanti il busto che riproduce l’anatomia del corpo umano dentro e fuori e resta sconcertata e incuriosita insieme, pensare come sono cambiati i tempi, oggi le ragazzine lo vedono a scuola nell’ora di biologia e le donne medico sono tantissime).La protagonista è quella che il padre “era convinto che sarei rimasta zitella e per di più priva di amiche, per colpa della mia superiorità intellettuale verso le altre donne del nostro ambiente.” E poi ci sono tutte quelle ansie così femminili per far tornare i conti e le pulizie di casa e la premurosa cura della figlia.Più avanti però il libro perde qualcosa.Il problema è forse che la protagonista e forse anche l’autrice comprendono ma non dominano completamente quel mondo maschile.In fondo i libri proibiti e soprattutto la loro traduzione in realtà restano cose da uomini.E in qualche modo è meglio così:chiosa il libro parlando della protagonista ormai vecchia “ormai i suoi occhi non erano più quelli di un tempo,ma sapeva di aver visto tutto quello che c’era da vedere”.