Gruppo di lettura
Sabato 29 novembre 2008 ore 18.00
Tema dell’incontro:
“La vita davanti a sé” di Romain Gary
La storia del piccolo Momo che viene allevato da una ex-prostituta, raccontata con grazia ed energia e con uno stile ineguagliabile, ci offre lo spunto per conoscere meglio questo grande autore francese. Sarà ospite del gruppo di lettura Yann Choderlos de Laclos che ci guiderà in questo approfondimento.
Anche chi non ha ancora letto il libro può partecipare all’incontro. Il prossimo appuntamento sarà invece dedicato a “La Societa’ letteraria di Guernsey” di Mary Ann Shaffer, ed. Sonzongno. Per avere informazioni o comunicare la vostra adesione al gruppo di lettura, potete scrivere all’indirizzo e-mail falpa69@libero.it.
2 Commenti per “Gruppo di lettura”
da ilaria il Dec 4, 2008 | Rispondi
Ne “La vita davanti a sé” Romain Gary narra in uno stile semplice e immediato, usando anche termini propri della lingua parlata, la storia di Momò, bambino senza famiglia, allevato insieme ad altri figli di prostitute, dalla vecchia ebrea Madame Rosa nella banlieu parigina. Momò ha la sua personale visione, insieme ingenua e disincantata, del mondo di personaggi pittoreschi che lo circondano e un grande affetto per la sua Madame Rosa, assillata dai ricordi della persecuzione nazista, affetto pari almeno alla paura di perderla e di rimanere solo al mondo.
La paura è forse il tema più ricorrente nel romanzo, paura della solitudine, paura della degenerazione fisica e della vecchiaia, paura della morte e della perdita, una condizione esistenziale raccontata però con levità e quasi inconsapevole e disarmante ironia (come può esserlo quella di un bambino), una condizione esistenziale a cui fa da contraltare la felicità che “è una bella sciagura e una carogna e bisognerebbe insegnarle a vivere” come dice Momò, bambino già adulto per necessità, ma, per fortuna, ancora capace di incantarsi davanti ai pagliacci che lo fanno ridere e dichiarare “ero tanto felice che volevo morire, perché la felicità bisogna prendersela fintanto che c’è”.
La paura della solitudine è esorcizzata dall’immaginazione come nell’invenzione da parte del piccolo protagonista della leonessa in casa, proprio la leonessa perché le leonesse, come dice Madame Rosa, si farebbero ammazzare piuttosto che non difendere i loro cuccioli.
Nell’interessante intervento nel gruppo di lettura, Yann ci ha offerto un quadro della personalità dell’autore che si è rivelata controversa, quasi in contrasto con la semplicità dello stile e la linearità della storia propri del romanzo che abbiamo letto. Di origine lituana, Romain Gary, intrapresa con successo la carriera diplomatica, ha scritto diversi romanzi in francese con diversi pseudonimi, nascondendo la propria identità al pubblico e gabbando soprattutto la critica che si è pronunciata in modo opposto su opere dello stesso autore. Solo dopo la sua morte, la rivelazione dell’identità dello scrittore, ha permesso di individuare in Romain Gary il vero vincitore del premio Goncourt e di ricostruire il percorso letterario e umano di un autore poliedrico, abile a promuovere la propria opera col mistero della sua identità e allo stesso tempo mosso alla scrittura probabilmente anche dal desiderio di trasmettere valori alti. Col suo romanzo, ci dice infatti per bocca del piccolo Momò che, a discapito delle difficoltà e degli orrori della vita, morte compresa, la verità esistenziale è che “non si può vivere senza nessuno da amare” e “bisogna voler bene”.
da Paola il Dec 5, 2008 | Rispondi
Quello che mi ha colpito di più di questo libro è il finale. Tante volte durante gli incontri del gruppo abbiamo parlato di come libri che sembravano promettere tanto, che ci tenevano incollati con la fretta di arrivare alla fine, l’ansia di sapere cosa succedeva, poi invece proprio nelle ultime pagine ci hanno deluso. Da qui una delle regole per definire un buon libro: prima di tutto un gran finale! “La vita davanti a sé” è una lettura affascinante, il lettore si lascia trasportare, si smarrisce con il piccolo Momò, ride con lui e di lui, ogni tanto si preoccupa (ma che fine farà questo bambino? speriamo bene!), inizia a vedere le cose brutte della vita con i suoi occhi indulgenti. Ma il lettore non è pronto assolutamente a quello che lo aspetta nelle dieci pagine finali. In un crescendo di tensione, si resta coinvolti in un incredibile vortice di emozioni che lascia storditi e sbalorditi. Non vorrei sembrare esagerata, ma a me non era mai capitato di leggere delle pagine così emozionanti e di chiudere il libro con i brividi addosso!