La piazza del Diamante
Falpa, la subcomandante del gruppo di lettura Amarganta, presenta a modo suo il libro “La piazza del Diamante” di Mercé Rodoreda (La Nuova Frontiera, 2008)
Durante la lettura, arrivata circa a metà del romanzo, mi stavo innervosendo, una storia tristissima, quella di questa donna senza parole, che registra la realtà praticamente senza elaborarla, e subisce le imposizioni e le decisioni altrui. Proseguendo lo stile è cambiato, la narrazione ha iniziato ad essere più complessa e, nonostante sapessi già a grandi linee come sarebbe finita la storia (ho scoperto che c’è un motivo se le note del traduttore vengono poste in post-fazione, e che bisogna fidarsi di questa scelta editoriale e non leggerle prima del romanzo), mi sono appassionata alla vicenda. Inoltre mi sembra che alcuni elementi narrativi trasversali che congiungono le due parti del romanzo, servono a costruire una struttura complessa su quello che apparentemente potrebbe sembrare solo un esercizio stilistico sull’impoverimento del linguaggio funzionale alla narrazione. Ad esempio: la protagonista si definisce senza parole all’inizio per poi lasciarsi andare all’urlo finale liberatorio; l’importanza del nome, sostituito dal primo marito con il soprannome di Colombetta, le viene restituito dal secondo marito insieme ad un’identità negata; la prima notte di nozze che dura una settimana, la seconda che in realtà non c’è; la metafora del tarlo che scava nel legno per racchiudere se stesso in uno spazio protettivo, viene poi ribaltata nel tarlo che esce dal buchino per vedere quello che ha fatto. Comunque ci sto ancora riflettendo, è un romanzo che resta appiccicato addosso, speriamo per parecchio tempo!
“La piazza del Diamante” sarà l’oggetto della discussione del gruppo di lettura “Amarganta” sabato 26 settembre alle ore 18.
Tags: La piazza del Diamante, Mercé Rodoreda