Giovedì 5 maggio alle 19.00, a pochi giorni dal presunto terremoto dell’11 maggio 2011, presentazione del libro “Il Bendandi”, dedicato all’affascinante figura di Raffaele Bendandi, astronomo e sismologo “fai da te”. Sarà presente l’autore, Marco Palomba.
Ne ha parlato anche la RAI, con la trasmissione Voyager, e subito nei blog si è scatenato il panico. Ci riferiamo a un ipotetico terremoto che nel maggio del 2011 potrebbe investire la città di Roma con le conseguenze che è lecito immaginare. E immancabilmente questa profezia viene attribuita a Raffaele Bendandi, lo studioso faentino scomparso nel 1979 che aveva messo a punto un metodo per prevedere i terremoti.
Bendandi è stato famoso, in Italia e nel resto del mondo, ma è morto poverissimo. Un falegname autodidatta che ha sorpreso la sismologia convenzionale con le sue teorie rivoluzionarie che il più delle volte si sono rivelate esatte.
Ma chi era Bendandi? Su cosa si basava il suo metodo? Era uno sciamano o uno scienziato? E soprattutto, aveva effettivamente previsto il terremoto di Roma? In queste settimane Agapantos sta ultimando la stampa di un libro, scritto dal giornalista Marco Palomba, che vuole essere un tentativo di raccontare la storia di Bendandi, con i suoi segreti e i suoi misteri.
Di lui si sa poco: qualche immagine in bianco e nero, qualche servizio dell’Istituto Luce, i ricordi ormai sbiaditi di chi l’ha conosciuto e apprezzato. Non ha lasciato parenti o allievi e ancora oggi si cerca, tra le sue carte, una soluzione ad un metodo di ricerca che soltanto lui conosceva ed era in grado di applicare.
Subito dopo la sua morte, la casa osservatorio di Faenza è stata violata: qualcuno è entrato in via Manara 17 e ha devastato e parzialmente distrutto un archivio che lui aveva meticolosamente curato per oltre 70 anni e che oggi sarebbe prezioso per decifrare i suoi calcoli e le sue teorie. Si tratta di un episodio di vandalismo o c’è qualcosa di più?
Il libro, con l’ausilio di disegni autografi e di immagini d’epoca, narra la storia di un uomo solo, adorato e dileggiato, che andava incontro ai terremoti perché, come lui diceva, non aveva la pazienza di aspettarli.
