Sardinia Blues
del Gruppo di lettura
“Sardinia Blues” di Flavio Soriga è piaciuto ma con delle riserve e i pareri che sono venuti fuori durante la riunione sono molto diversi tra di loro.
È stato apprezzato lo stile della scrittura molto colloquiale e musicalmente evocativo, grazie anche all’uso delle figure retoriche (il trionfo dell’anafora). Anche lo stratagemma di inserire il testo delle canzoni durante un dialogo o una descrizione proprio come una colonna sonora è stato apprezzato. Un po’ più ostico è risultato l’uso libero della punteggiatura (i paragrafi non vengono separati dal punto ma da una interlinea) e che comunque è sembrato una trovata artificiosa e neanche tanto originale. Lo sviluppo delle vicende dei protagonisti ci ha lasciato più perplessi. È discontinuo, non è sempre interessante, ci sono alcuni spunti buoni, come la riflessione sulla talassemia, il rapporto con i genitori, altri più forzati e scadenti nel luogo comune e nello stereotipo: le bravate dei tre amici, il rapporto con le donne. Una partecipante ha sottolineato la sua delusione nel trovarsi di fronte ad una operazione editoriale piuttosto sfacciata. Soriga sa scrivere, non lo possiamo certo negare, ma sulla scia del successo dei giovani autori sardi (vedi Salvatore Niffoi, Marcello Fois o Milena Agus) “Sardinia Blues” sembra un libretto stiracchiato e gonfiato (anche fisicamente, il corpo del carattere da ipovedenti e la spaziatura tra un paragrafo e l’altro) ad uso e consumo del mercato editoriale.
Tags: bompiani, flavio soriga, gruppo di lettura
4 Commenti per “Sardinia Blues”
da Carlo il Jul 25, 2008 | Rispondi
Ciao. Mi permetto di dissentire su quanto hai detto riguardo lo sviluppo delle vicende, “discontinuo, non è sempre interessante” e “spunti […] forzati e scadenti nel luogo comune e nello stereotipo”. Io credo che quello che viene messo in luce come difetto del romanzo, sia in realtà un pregio: il libro gioca tutto su dicotomie, contraddizioni, contrapposizioni, per cui trovo assolutamente naturale che ad episodi più interessanti vengano contrapposti altri più banali, comuni (le bravate, il rapporto con le donne), la sardegna dello stereotipo a quella reale, la letteratura sarda di inizio novecento e quella contemporanea. D’altronde queste parti sono poco interessanti, proprio come poco interessante è la vita invernale nell’isola, piena di noia e banale, priva di aspirazioni e di sbocchi concreti, per quanto immersa anch’essa nel panorama del villaggio globale… Credo che non si possa raccontare lo spaesamento, il senso di vuoto e di vertigine, con trovate di volta in volta sempre più brillanti, originalissime: Soriga ha creduto (e per me ha fatto bene) nel potere del chiaroscuro, delle tinte ora forti ora meno, dell’episodio divertente come di quello inconcludente, e questo secondo me è una delle cose migliori del libro.
Aggiungo anche l’operazione editoriale fa parte sempre del gioco, anche questa, volendo, contrapposta a uno dei protagonisti, Corda, una via per il riscatto e per l’apertura di quei confini che il mare rende tanto stretti…
da Paola il Sep 1, 2008 | Rispondi
Grazie Carlo per il tuo parere sul libro, sarebbe stato interessante averlo direttamente durante la riunione del gruppo, lo riporterò durante la prossima riunione. Nel mio commento ho cercato semplicemente di sintetizzare le voci dei partecipanti, e i commenti e le integrazioni sono sempre ben accetti. Se sei interessato, noi ci riuniamo alla libreria Flexi e i nostri incontri sono aperti a tutti, tieni sotto controllo il calendario degli appuntamenti, segnaliamo anche i libri che commentiamo di volta in volta. A presto
da Francesco il Apr 18, 2009 | Rispondi
Una potenza espressiva mai incontrata prima e che forse può essere meglio apprezzata da chi ha vissuto dal vero le situazioni raccontate nel libro. Ritengo che alcune osservazioni riportate durante la riunione siano un po’ troppo pesanti e forse troppo orientate verso un’analisi qualitativa/commerciale che vedo come una forzatura dell’arte della scrittura. Le parole e la forma di Soriga mi ricordano molto la Beat Generation e mi chiedo come mai gironzolando sul web non mi sia capitata nessun’altra citazione del genere… o non conosco bene questa corrente oppure apprezzo troppo lo stile del libro. Grande Soriga, grazie Flexi.
da Paola il Apr 24, 2009 | Rispondi
Soriga e la Beat Generation? Sarebbe interessante parlarne al gruppo. Proporrò la riflessione al prossimo incontro.