Mettete dei fiori nei vostri frattali

Sunday, May 17th, 2009

Chi frequenta la libreria Flexi forse sa già cosa sia il guerrilla gardening: proprio un anno fa, quando Chris Carlsson presentò Nowtopia alla libreria Flexi, la serata finì a resuscitare le piante della piazzetta più vicina. Era poco più che un esempio di giardinaggio di guerriglia: cioè, la creazione di giardini urbani negli spazi abbandonati dal cemento, nei cortili, sugli spartitraffico. L’espansione globale delle metropoli, infatti, estende l’asfalto ma lascia molti vuoti: le città post-industriali, da Torino a Detroit abbandonano al loro destino le fabbriche intorno a cui prima ruotavano; la privatizzazione delle città, inoltre, condanna al degrado tutto ciò su cui non si possa speculare, perché l’utilizzo pubblico degli spazi non è più contemplato dall’urbanistica. Anche la scienza ci dice che le città sono frattali, piene di buchi piccoli e grandi come le spugne.

Perciò, il guerrilla gardening non è un ritorno farlocco all’età rurale: al contrario, si nutre di modernità, esiste in quanto esistono le città in continua evoluzione. Da noi è un fenomeno recente (come l’immigrazione), ma a New York, dove tutto accade prima, i giardinieri guerriglieri sono attivi dagli anni Settanta. In particolare, nel Loisaida (Lower East Side nello slang degli immigrati ispanici) di Manhattan hanno creato decine di giardini, trincee di verde creato dal basso da comunità di cittadini alla ricerca di una metropoli più umana. Sono questi, i “giardini di Manhattan” raccontati da Michela Pasquali, con tante foto a colori ed una narrazione della loro storia collettiva. La nascita dei giardini urbani autogestiti coincide con il movimento del Flower Power: pacifisti e naturisti, lanciavano bombe di semi e terra negli spazi abbandonati di Loisaida, quartiere popolare dominato dall’immigrazione ispanica che attirava fricchettoni ed artisti. Negli anni, i giardini sono sorti in tutta New York, si sono dati regole e forme associative che ne garantissero il carattere pubblico, fino a diventare una vera controparte cittadina dell’industria del cemento e una strategia di pianificazione urbana partecipata. Con vittorie e sconfitte: molti giardini hanno lasciato lo spazio a nuovi edifici, altri ne hanno arginato l’invasione.

Oggi il movimento dei guerrilla gardens è supportato con finanziamenti pubblici e donazioni private, e contribuisce alla creazione di identità collettive in quartieri altrimenti difficili: New York ha capito che la sperimentazione sociale non genera solo problemi da questurini, ma anche opportunità ed innovazioni da valorizzare. Una lezione indispensabile per tanti amministratori di quaggiù.

“I giardini di Manhattan” di Michela Pasquali (Bollati Boringhieri, 2009) verrà presentato dall’autrice, dalle associazioni 4cantoni e la Casa del Cibo alla libreria caffè Flexi sabato 30 maggio alle ore 20.30.

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